Coronavirus, dalla globalizzazione agli abissi della paura

Il fenomeno della globalizzazione avviato alla fine del ventesimo secolo e raggiunto il suo culmine all’inizio del ventunesimo ha investito ogni ambito della nostra vita: da quello sociale a quello culturale.

Nel mondo globalizzato di oggi, in cui le economie nazionali sono sempre più interdipendenti, il commercio non ha quasi più barriere, le comunicazioni sono di una semplicità disarmante, anche da un lato all’altro della Terra, le multinazionali, proprio grazie a questa capillarità economica, hanno iniziato a mettere in atto un processo di delocalizzazione produttiva molto rischioso. Hanno cioè spostato parti o addirittura intere produzioni nei Paesi meno sviluppati e lo hanno fatto per godere di diversi vantaggi: costo della manodopera inferiore, tassazione ridotta e meno regole da rispettare anche per la difesa dell’ambiente. Quest’ultimo punto non deve essere sottovalutato. Le multinazionali approfittano di questa situazione per non rispettare le regole rigide imposte nei Paesi più sviluppati. Questo significa che spostano l’inquinamento massiccio e spesso senza ritegno nelle zone dell’Est o del Sud del Mondo, perchè qui i governi non hanno ancora intrapreso politiche di tutela ambientale rigide. Il problema del degrado ambientale, però, non può essere spostato: investe tutto il mondo e la globalizzazione rischia di peggiorare ulteriormente una situazione già fortemente compromessa. E’ in questo lato oscuro che, da sempre, mi sono chiesto quanto fosse tutelata la salute dell’uomo.

Detto questo mi piace ricordare che nel 1948 fu istituita l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – Agenzia delle Nazioni Unite specializzata per le questioni sanitarie – vi aderirono 194 Stati Membri di tutto il mondo divisi in 6 regioni (Europa, Americhe, Africa, Mediterraneo Orientale, Pacifico Occidentale e Sud-Est Asiatico). L’Italia ha aderito ufficialmente all’OMS in data 11 aprile 1947. Secondo la Costituzione dell’OMS, l’obiettivo dell’Organizzazione è “il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute”, definita come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”.

Quindi due degli obiettivi principali dell’OMS sono sicuramente: quello di promuovere lo sviluppo e incrementare la sicurezza sanitaria e quello di potenziare i sistemi sanitari e mettere a frutto la ricerca, le informazioni e le evidenze scientifiche.

Detto questo veniamo ai nostri giorni. Una grave emergenza sanitaria a seguito contagio di “coronavirus” con partenza “Cina” ha lentamente allarmato e investito tutto il pianeta Terra. Al di là delle teorie complottistiche, appare quantomeno strana la confusione di informazioni scientifiche e di sicurezza.

Il virus compare a Wuhan a dicembre 2019 e l’undici gennaio è confermata la prima vittima nel paese e il 13 il primo decesso fuori confine, in Thailandia. Poi si registrano casi in Usa ed Europa. Il trenta gennaio l’OMS dichiara l’emergenza globale e l’undici marzo la Pandemia. Il governo italiano in data 31 gennaio dichiara emergenza sanitaria per sei mesi.

Tutto quello che è successo in Italia e nel mondo è sotto gli occhi di tutti, come ognuno ha visto i provvedimenti intrapresi a Wuhan e sappiamo tutti che Il 31 dicembre 2019 le autorità cinesi hanno informato l’Organizzazione mondiale della Sanità che “nella metropoli si è verificata una serie di casi di simil polmonite, la cui causa è però sconosciuta: il virus non corrisponde a nessun altro noto.”

Ora io mi chiedo come mai tante ipotesi?

Abbiamo ascoltato tanti virologi con teorie discordanti: se per qualcuno si trattava di una banale influenza per qualcun altro si trattava di un virus letale.

Abbiamo anche vista una lentezza nell’adozione di misure restrittive atte a circoscrivere i territori contagiati.

Ogni paese, lentamente, ha intrapreso le misure che ha ritenuto e ritiene opportuno. Sembra finanche che l’Italia sia stata la scuola.

Appare scontato, a mio sommesso avviso, chiedersi dove fosse l’Organizzazione Mondiale della Sanità? Quella che ha fra i suoi obiettivi: la promozione dello sviluppo e incrementare la sicurezza sanitaria e di potenziare i sistemi sanitari e mettere a frutto la ricerca, le informazioni e le evidenze scientifiche.”

Come mai l’OMS non ha dettato delle “Linee guide uniche” per tutte le Nazioni?

E’ sotto gli occhi del Mondo la situazione. Ogni Governo ha deciso modalità e tempi. Ogni virologo ha detto la sua. Ho avvertito inadeguatezza e improvvisazione, così come avverto tempi bui e lunghi.

Ho avvertito inadeguatezza e improvvisazione, così come avverto tempi bui e lunghi.

Una globalizzazione che doveva investire ogni ambito della nostra vita,da quello sociale a quello culturale, ha precipato l’uomo negli abissi della paura… come un nuovo “diluvio universale”.

Angelo Risi

photo: ILPost
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Sanremo, 70esima edizione del Festival della Canzone Italiana ” ho capito veramente poco…”

Vince la 70esima edizione del Festival di Sanremo Diodato con il brano Fai rumore.  Secondo posto per Francesco Gabbani con il brano Viceversaterzi i Pinguini Tattici Nucleari con la canzone Ringo Starr.


(foto: Il Fatto quotidiano)

«Ci sto capendo veramente poco. È una sensazione stranissima. Sono sconvolto. Il Festival è fatto anche di attese lunghissime, ti carichi di un’emotività che non sei in grado di gestire» dice Antonio Diodato in conferenza stampa subito dopo la premiazione.

E’ proprio per questa sua riflessione che ho deciso di scrivervi. Che ogni anno il Festival ci scatena è fuor di dubbio. E’ un evento che ci è entrato dentro…quasi fa parte della nostra genetica. Finanche chi da sempre non è attratto dalla manifestazione canora per una qualsiasi ragione si lascia coinvolgere ed esterna gratuitamente il suo pensiero. Alla fine l’intento di ogni evento è proprio questo: coinvolgere. Pertanto, tutto diventa cultura, tutto diventa costume. Rispetto alle precedenti edizioni ho seguito attentamente quella appena conclusasi. Ad un certo punto anch’io ho provato una “sensazione stranissima”…”capendo veramente poco“. L’edizione di questo anno con la direzione di Amadeus è come se avesse stravolto ogni cliscè. Tante le donne presenti sul palco dell’Ariston impegnate ognuna in una performance ma alla fine è come se non ci fosse stata alcuna “madrina”. Troppi monologhi, troppi viaggi introspettivi, tempi lunghissimi e nessuna leggerezza. Il Festival della Canzone Italiana è come se avesse perso definitivamente quella leggerezza per fischiettare il giorno successivo i motivi delle canzoni. Per carità non dico che non bisogna dare messaggi sociali o spunti per far riflettere una società…ma il troppo storpia. E così e stato. Durante le cinque serate è capitato di chiedermi: dove sia finita la misura, il buon senso, il rispetto, il limite, il buon gusto?
Dove è finito tutto questo???

Che Amadeus ( per carità grande professionista) non fosse in grado di gestire da solo la macchina organizzativa del Festival, lo ha confessato lui stesso (segno comunque di grande umiltà) nel momento in cui ha ringraziato Fiorello: “se tutto questo è stato possibile è grazie all’amico di sempre“. E qui come tutti abbiamo visto…Baci e abbracci. Un festival troppo mieloso…una rimpatriata tra amici. In questa edizione abbiamo visto tutti, di tutto e di più. Un Sanremo felliniano con troppe lungaggini, al punto tale che Sky ha ufficializzato la vittoria di Diodato ancor prima della Rai. Va riconosciuta, oltretutto, una grande animazione degna dei più quotati villaggi turistici mondiali che ha distratto gli spettatori e li ha allontanati dai testi. Personalmente, oggi, non ricordo alcun ritornello…cosa, per la mia memoria, alquanto strana.

Angelo RISI

Foto copertina: quotidiano.net

Vietata ripoduzione

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L’otto settembre le chiese d’Oriente e d’Occidente celebrano la nascita di Maria, la madre del Signore.

L’otto settembre le chiese d’Oriente e d’Occidente celebrano la nascita di Maria, la madre del Signore. La fonte prima che racconta l’evento è il cosiddetto Protovangelo di Giacomo secondo il quale Maria nacque a Gerusalemme nella casa di Gioacchino ed Anna. Qui nel IV secolo venne edificata la basilica di sant’Anna e nel giorno della sua dedicazione veniva celebrata la natività della Madre di Dio. La festa si estese poi a Costantinopoli e fu introdotta in occidente da Sergio I, un papa di origine siriana. «Quelli che Dio da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati»: Dante sembra quasi parafrasare il versetto di san Paolo quando definisce Maria «termine fisso d’eterno consiglio». Nella tradizione cattolica la festa è celebrata in tante località. Nella tradizione agricola il ricordo della nascita di Maria coincide con il termine dell’estate e dei raccolti. 

 

In particolare, la devozione verso la Natività di Maria si sviluppò nella Sardegna bizantina (ma sempre fedele alla Chiesa romana), dove in tale ricorrenza si festeggia in quasi tutte le chiese dedicate alla Madre di Dio (moltissime di remota origine bizantina), e nella diocesi ambrosiana, dove risulta attestata fin dal X secolo. Espressione di questa devozione è lo stesso Duomo di Milano, consacrato da san Carlo Borromeo il 20 ottobre 1572 e dedicato a Maria Nascente (Mariae Nascenti, come appare scritto sulla facciata).

Interno del Duomo di Milano nell’opera di Luigi Bisi…

Alla fine degli anni settanta il vescovo di Vicenza Arnaldo Onisto, accogliendo i comuni voti, approvò l’elezione della Beata Vergine Maria, “Madonna di Monte Berico”  a patrona principale della città e della Diocesi di Vicenza e ogni anno tale solennità viene celebrata l’8 settembre, giorno del ricordo della nascita della madre di Gesù. Vista del Monte Berico dalla terrazza superiore della Basilica Palladiana…

Tanti gli artisti che hanno impresso su tele la nascita di Maria. Evidenzio questa di Pietro lorenzetti, natività della vergine del duomo di siena, 1342, tempera su tavola 187×182, museo dell’opera del duomo di siena.

 

Ecco come viene rappresentata Maria Bambina con la madre Anna nel simulacro di Caserta.

Onorando la natività della Madre di Dio si va al vero significato e il fine di questo evento che è l’incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio”. E’ questo del resto il motivo per cui di Maria soltanto (oltre che di S. Giovanni Battista e naturalmente di Cristo) non si festeggia unicamente la ” nascita al cielo “, come avviene per gli altri santi, ma anche la venuta in questo mondo. In realtà, il meraviglioso di questa nascita non è in ciò che narrano con dovizia di particolari e con ingenuità gli apocrifi, ma piuttosto nel significativo passo innanzi che Dio fa nell’attuazione del suo eterno disegno d’amore.

E’ per questo che domani, otto settembre, le chiese d’Oriente e d’Occidente celebrano la nascita di Maria, la madre del Signore. Maria, ovunque venerata con tanti titoli, è la madre dell’universo… Nata dalla discendenza di Abramo, della tribù di Giuda, della stirpe del re Davide, dalla quale è nato il Figlio di Dio fatto uomo per opera dello Spirito Santo per liberare gli uomini dall’antica schiavitù del peccato; nei secoli è apparsa ovunque, per questo il mondo intero è stato consacrato al suo cuore immacolato.

 

Con la stima di sempre! 

Angelo RISI

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AGENTE 007 – DA SAPRI ….CHIUDE SCUOLE

La promozione di un territorio è necessaria, perchè linfa vitale di un sistema economico. Io …stesso partecipo per quanto siano le mie possibilità e competenze, e, impiego tutte le mie forze affinchè tutto ciò avvenga. Un amore viscerale mi lega al Cilento – Terra che ama più di quanto non sia amata. Di questa “terra” non sopporto i giochi di palazzo, le ipocrisie, le compravendite. Sono abbastanza avanti negli anni per poter dire tutto ciò che penso e sempre nella correttezza. Correttezza..qualità che mi contraddistingue dai servitori dei Palazzi. Vivo il territorio con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Ascolto, osservo, accetto di buon grado i consigli, leggo, vedo…rifletto. Non scrivo quasi mai di impulso…eppure, per indole sono impulsivo. Ho riflettuto qualche giorno prima di scrivere di questa storia, in apparenza banale, ma nella sostanza di un interesse collettivo grande e di una “leggerezza” politico – amministrativo…inaudita…Ritorno alla Promozione Territoriale.  Il Comune di Sapri ha pensato bene di investire le sue “energie” nelle periferiche risprese di un film…come spesso accade qui da noi. Riflettete, fateci caso…tante le Produzioni…pochi i fotogrammi. Tranne casi del tutto …eccezionali.

Così riporta la vicenda Napoli Fanpage.it:

“Ci sarà anche un pizzico di Campania nel nuovo film di 007: le riprese del 25esimo film della saga di James Bond – il cui titolo dovrebbe essere “No time to die” – l’agente segreto più famoso del grande schermo, toccheranno anche Sapri. È tutto pronto, nella città della provincia di Salerno, per ospitare il set che farà da cornice alle avventure dell’agente segreto di Sua Maestà con “licenza di uccidere”. Da quanto si apprende, il protagonista Daniel Craig, che ha interpretato l’agente 007 nei precedenti quattro film della saga, è già in Italia, così come Rami Malek, l’attore premio Oscar nel 2019 per la sua interpretazione di Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody , che in questo 25esimo film della saga vestirà i panni del villain, ovvero del cattivo. In Italia, oltre a Sapri, le riprese del film toccheranno anche Maratea, Matera e Gravina di Puglia.

Il sindaco ritarda l’inizio dell’anno scolastico per le riprese

L’arrivo della troupe e del cast di una produzione cinematografica così importante come quella di 007 porterà giovamento non soltanto all’economia locale, ma anche agli studenti di Sapri, che probabilmente stanno ringraziando James Bond. Il sindaco Antonio Gentile, con una ordinanza, ha posticipato l’inizio dell’anno scolastico al 16 settembre, proprio per lasciare libere alle riprese le aree destinate solitamente alla sosta degli autobus che trasportano gli studenti. La decisione è stata presa anche per i numerosi turisti che affollano ancora la cittadina, e quindi per il forte traffico automobilistico, e anche per preservare gli studenti dalle temperature ancora alte. Nel resto della Campania, invece, come deciso dalla Regione, la scuola inizierà l’11 settembre prossimo.”

(articolo Napoli Fanpage.it)

 

 

Ecco l’Ordinanza del Sindaco di Sapri.

Nel circondario succede questo, come scrive a proposito Il Giornale del Cilento:

“I motivi sono diversi ma quello che forse li accomuna tutti è la volontà di prolungare di un altro fine settimana le ormai finite vacanze estive. Le scuole riapriranno con 5 giorni di ritardo in diversi comuni del Cilento.

L’iniziativa è partita da Sapri. La colpa o il merito è di 007, perché le aree solitamente destinate alla sosta di pullman e mezzi di linea a servizio degli studenti delle scuole della città della Spigolatrice, saranno interessate, negli stessi giorni, dalle attività legate alle riprese della produzione cinematografica di B25, ultimo film della saga di James Bond. E’ quanto emerge dall’ordinanza sindacale, a firma del sindaco Antonio Gentile, che motiva la decisione di posticipare il rientro a scuola a lunedì 16 settembre e non l’11, come invece stabilito dalla delibera di giunta regionale. Il primo cittadino ha però specificato che il provvedimento adottato si è reso necessario per prolungare la stagione estiva.

«Per le attività turistiche e ristorative – ha spiegato Gentile – l’estate non è ancora conclusa. In quel periodo ci sono ancora turisti e villeggianti e soprattutto le temperature troppo elevate possono creare non pochi disagi nelle scuole. E’ importante assicurare agli studenti, ai genitori e al turismo del nostro territorio, un altro week-end di estate».

Lo seguono nel Golfo di Policastro anche Torraca e Vibonati. Per il sindaco Francesco Bianco non mancherebbero i disagi sia per gli studenti che per gli insegnanti, perché l’istituto dipende da quello della Santa Croce di Sapri. Anche Franco Brusco riapre le scuole il 16 settembre. «La stagione estiva non è ancora conclusa – ha scritto nell’ordinanza il primo cittadino di Vibonati – seguiamo la determinazione degli altri comuni costieri».

«Già lo scorso anno abbiamo ritardato il suono della campanella. – ha spiegato il sindaco di Camerota, Mario Salvatore Scarpitta. Il primo giorno, ai miei tempi, era il primo ottobre e non sono stati registrati mai problemi. Ci si può organizzare, ad esempio senza la settimana corta. – ha aggiunto – Se dobbiamo allungare la stagione estiva questo è un primo passo. Per noi comuni di costiera è molto importante. Anzi, mi sto attivando in Regione Campania per chiedere al governatore Vincenzo De Luca di condividere l’inizio dell’anno scolastico con qualche settimana di ritardo». Della stessa idea anche il primo cittadino di Centola-Palinuro, Carmelo Stanziola, che pubblicherà l’ordinanza lunedì: «Nel rispetto del nuovo dirigente scolastico che abbiamo preferito prima condividere la decisione». Il sindaco ha anche spiegato che sono in corso gli allestimenti delle sedi scolastiche provvisorie.

L’attuale edificio sarà demolito e ricostruito e gli studenti per un po’ faranno lezione in altre sedi comunali. Di ieri anche la decisione del Comune di Vallo della Lucania, che insieme a Sapri è quello interessato da più istituti superiori. Il motivo è quello di tutelare il benessere e la salute degli studenti considerando che il quadro meteorologico fa presumere il persistere di elevate temperature che renderebbero difficoltosa la permanenza in aula.

Infine anche il sindaco del Comune di Agropoli, Adamo Coppola, ha firmato un’ordinanza per posticipare l’apertura delle scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio comunale al 16 settembre anziché l’11 settembre, data quest’ultima prevista da calendario regionale. «Il nostro – afferma il primo cittadino – è un paese a vocazione turistica. Siamo ancora in piena stagione estiva e al fine della tutela del benessere e della salute degli alunni, considerate le elevate temperature locali, ho ritenuto di prorogare di qualche giorno il rientro tra i banchi di scuola, che quindi avverrà lunedì 16 settembre».

@Giornale del Cilento

 

Mi sono chiesto….e chiedo alla Regione Campania

Sono i Sindaci a dover decidere di posticipare l’apertura delle scuole?

Questo è quanto ha disposto la Regione…

24/04/2019 – La Giunta regionale della Campania, su proposta dell’assessore all’Istruzione Lucia Fortini, ha approvato il calendario scolastico 2019/2020.

Le lezioni, per tutti gli ordini e i gradi d’istruzione e per i percorsi formativi, avranno inizio mercoledì 11 settembre 2019 e termineranno sabato 6 giugno 2020, per un totale previsto di 204 giorni di lezione (203 giorni di lezione nel caso in cui la festività del Santo Patrono ricada in periodo di attività didattica). Nelle scuole dell’infanzia le attività educative termineranno martedì 30 giugno 2020.

Con la delibera si prende atto delle seguenti sospensioni per le festività nazionali fissate dalla normativa statale:

tutte le domeniche;
il 1° novembre, festa di tutti i Santi;
l’8 dicembre, Immacolata Concezione;
il 25 dicembre, Natale;
il 26 dicembre, Santo Stefano;
il 1° gennaio, Capodanno;
il 6 gennaio, Epifania;
il lunedì dopo Pasqua;
il 25 aprile, anniversario della Liberazione;
il 1° maggio, festa del Lavoro;
il 2 giugno, festa nazionale della Repubblica;
la festa del Santo Patrono (se ricade in periodo di attività didattica).
Vengono previste inoltre sospensioni delle attività didattiche nei giorni:

2 novembre 2019, commemorazione dei defunti;
dal 21 al 31 dicembre 2019 e dal 2 al 5 gennaio 2020, vacanze natalizie;
24 e 25 febbraio 2020, lunedì e martedì di Carnevale;
dal 9 aprile al 14 aprile 2020, vacanze pasquali;
2 maggio 2020, ponte del 1° maggio;
1° giugno 2020, ponte della festa della Repubblica.
Sono confermate le celebrazioni nei giorni:

27 gennaio, “giorno della memoria” in ricordo della Shoah
10 febbraio, “giorno del ricordo”, in commemorazione delle vittime dei massacri delle foibe;
19 marzo, “festa della legalità” istituita dalla Regione Campania nel 2012 in ricordo dell’uccisione di don Peppino Diana.
Le singole Istituzioni Scolastiche potranno deliberare di anticipare (per un massimo di giorni 3) la data di inizio delle lezioni, per motivate esigenze (vocazione turistica del territorio) e previo accordo con gli enti territoriali competenti. Le giornate di lezione derivanti da tali anticipi potranno essere recuperate nel corso dell’anno scolastico di riferimento. Inoltre, nel rispetto del monte ore annuale previsto per le singole discipline e attività obbligatorie, potranno disporre gli opportuni adattamenti del calendario scolastico d’istituto per esigenze derivanti dal Piano dell’Offerta Formativa e per esigenze connesse a specificità dell’istituzione scolastica.

“Quest’anno – spiega l’assessore all’Istruzione Lucia Fortini – per l’approvazione del calendario scolastico abbiamo voluto chiedere la partecipazione, oltre che del mondo scolastico attraverso i sindacati e l’Usr, delle famiglie attraverso le associazioni di genitori, per ascoltare anche le loro voci. Una scelta dettata dalla volontà di questa amministrazione di rendere la scuola sempre più un luogo di inclusione e dialogo”.

Se le ragioni sono dovute al clima…o stagione turistica…la#RegioneCampania non si estende dal polo sud al polo nord. Nell’ambito dell’autonomia scolastica alle singole istituzioni è data facoltà di anticipare ( massimo) tre giorni non di posticipare. Salvo il caso di #Sapri dove un’ordinanza sindacale ne rinvia l’apertura per motivi di riprese cinematografiche.
La storia è questa. Mi sono limitato ad evidenziare una incresciosa situazione verificatasi nel tanto decantato #Cilento… ripeto: a parte Sapri che nell’ordinanza, per le valide ragioni di cui al primo punto, ha rinviato l’apertura delle scuole…gli altri sindaci, a meno che non abbiano acquisito deliberazione del Consiglio di Istituto… risultano firmatari di un’ordinanza illegittima.

Con gentilezza…
Angelo RISI

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Tableau vivant a “Rocca delle arti”

La manifestazione “La Rocca delle Arti” nata nel duemilanove con l’obiettivo di far rivivere i ricordi e le tradizioni di un tempo attraverso esposizioni di lavori artigianali e gastronomia locale è giunta alla sua decima edizione. Per tre sere il centro cilentano di Roccagloriosa si popola di visitatori incuriositi non solo dalla tipicità locale ma dall’arte e dalla cultura che nel corso degli anni ha espresso significative realtà. Ieri sera, seconda serata, sono stato colpito dalla messa in scena di “Tableau vivant” della compagnia teatrale Malatheatre di Napoli.

 

Nella chiesa del Rosario mi ha rapito la musica e trasportato in un mondo fantastico, dove arte pittorica e arte teatrale si sono sovrapposte gradatamente fino a coincidere in maniera perfetta.

Tableau vivant è un’espressione francese che significa  «quadro vivente» e, in arte, descrive uno o più attori o modelli d’artista opportunamente mascherati a rappresentare una scena come in un quadro vivente. Un’antica tecnica settecentesca caduta in disuso, recuperata grazie all’intuito e alla sensibilità di Ludovica Rambelli.

Per tutta la durata della “visione”, le persone non parlano e non si muovono. L’approccio si sposa così con le forme d’arte del palcoscenico con quelli di pittura o della fotografia. 

 

Le opere rappresentate sono di Caravaggio. 

Guardando le opere di Caravaggio è difficile non pensare alla fotografia.

 

I due elementi della pittura di Caravaggio sono la luce e il buio. Il contrasto tra luce e oscurità non crea dissonanza, piuttosto i due elementi opposti si complementano, mettendo in evidenza un fatto importante: la luce diventa protagonista del messaggio del pittore. Lo sfondo non esiste più. Ci troviamo davanti a un chiaroscuro enigmatico e inquietante che sollecita l’anima. La luce non è meramente fisica, ma ha valenza allegorico-simbolica, la sua funzione è quella di evidenziare il sacro e il profano come non aveva mai fatto nessun altro pittore. La luce di Caravaggio è la luce del realismo.

Michelangelo Merisi visse la pittura con la consapevolezza di un visionario, e con la sua interpretazione della tecnica del chiaroscuro e dei suoi sapienti giochi di luce, anticipò  gli effetti speciali che oggi si creano nelle produzioni fotografiche e cinematografiche. Di vitale importanza nella produzione artistica del Caravaggio fu la musica. Ad esempio, nel Suonatore di liuto vi è uno spartito musicale che è stato identificato come un madrigale dal titolo Voi sapete ch’io v’amo composto dal musicista franco-fiammingo Jacob Arcadelt e presente nel fortunatissimo e diffusissimo libro Primo libro di madrigali, pubblicato a Venezia intorno al 1539. 

Gli attori della compagnia teatrale Malatheatre di Napoli hanno dimostrato una preparazione tecnica e una sensibilità artistica degna di nota. Ad ogni cambio di scene, il numeroso pubblico presente, ha manifestato approvazione con forti scrosci di applausi.

Una realtà quella di “Rocca delle arti” che investendo in arte, cultura e musica, riesce a far vibrare l’anima. Un prezioso contributo per la promozione del nostro territorio.

Lo spettacolo, realizzato dalla compagnia napoletana Malatheatre, ha qualcosa di magico…trasporta in un mondo antico. Una cultura da riscoprire.

Il cesto di frutta nel quadro, simboleggia la Chiesa, e Caravaggio, mettendola in bilico sulla mensola, mentre tende verso lo spettatore, allude alla volontà da parte del clero di volersi offrire all’umanità; allo stesso modo, anche i frutti non sono stati scelti casualmente, ma sono degli elementi simbolici citati nel Cantico dei Cantici.

Le foto delle opere sono state prese dalla pagina della compagnia.

 

Con la stima di sempre…


Angelo RISI

 

 

 

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Escursionista francese scompare nel Cilento

Non ho certezza che la foto corrisponda al ragazzo francese che ha deciso di fare una escursione in terra cilentana, così come non ho conferma ufficiale di smarrimento. Sembra sia partito da Roma dove studia e che abbia una fidanzata. Sembra abbia tracciato una mappa per percorrere la costiera. Tutto sembra …in quanto allo stato attuale non vi è alcuna certezza.

Appresa la notizia della sua scomparsa ho dapprima provato sgomento e successivamente nel succedersi degli eventi ho maturato dubbi. Forti dubbi…

Secondo le notizie apprese  trattasi di Simon Gautier, il 29enne francese disperso tra i sentieri del golfo di Policastro da 6 giorni. 

Il giovane è partito a piedi venerdì mattina, 9 agosto, da Policastro Bussentino verso le 5 e mezza 6, presumibilmente per raggiungere Napoli attraversando la costa. Le operazioni di ricerca, partite dalla costa di Scario e spostate per qualche giorno verso Sapri-Maratea, continuano.

Sembra che a distanza di sei giorni la Prefettura di Salerno abbia convocato…”Un summit in Prefettura con la presenza di tutte le Forze dell’Ordine civili e militari ha dato il via questa mattina al sesto giorno di ricerche di Simon Guatier, il turista francese disperso nel Golfo di Policastro dallo scorso venerdì e del quale si sono completamente perse le tracce.”

Allo stato attuale tutto sembra. Chiedo a chiunque mi legge, mi date conferma dell’indentità del giovane Gautier? Qualcuno lo ha incontrato? Qualcuno lo conosce?

Aspetto notizie e vi abbraccio con la stima di sempre.

Angelo RISI

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Una vacanza in PUGLIA…colori e sensazioni

Dopo tanti anni ritorno in Puglia per questo itinerario: Alberobello, Castellana, Fasano e Polignano a Mare. La Puglia è una regione meridionale che forma il “tacco” dello stivale italiano. È famosa per i villaggi collinari dal caratteristico intonaco bianco, per la campagna dal sapore antico e per le centinaia di chilometri di costa mediterranea. Il capoluogo, Bari, è una vivace città portuale e universitaria, mentre Lecce è conosciuta come la “Firenze del Sud” per via della sua architettura barocca. Una regione da vivere tutto l’anno con la perfetta combinazione di natura e cultura, di tradizioni antichissime e attività innovative, dove ogni anno aumentano le presenze turistiche, soprattutto straniere e in bassa stagione. Alberobello e la Valle d’Itria sono invece la patria dei trulli, i tradizionali edifici di pietra dal caratteristico tetto conico.

La nascita dei primi trulli risale all’epoca preistorica. Già in questo periodo, infatti, erano presenti nella Valle d’Itria degli insediamenti e iniziarono a diffondersi i tholos, tipiche costruzioni a volta usate per seppellire i defunti. Tuttavia i trulli più antichi che troviamo oggi ad Alberobello risalgono al XIV secolo: fu in quel periodo che ciò che appariva, ormai, come una terra disabitata venne assegnata al primo Conte di Conversano da Roberto d’Angiò, principe di Taranto e poi re di Napoli dal 1309 al 1343. L’appezzamento di terra costituiva il premio del nobile rampollo angioino per i servigi resi durante le Crociate. La zona venne quindi popolata di nuovo, spostando interi insediamenti dai feudi vicini come quello di Noci. 

Secondo alcune ricerche, tuttavia, già verso l’anno Mille sorsero degli insediamenti rurali da entrambe le parti del fiume che adesso scorre sotterraneo. Le abitazioni a poco a poco si accorparono fino a formare dei veri e propri villaggi, in seguito soprannominati Aja Piccola e Monti. La costruzione a secco, senza malta, dei trulli, venne imposta ai nuovi coloni di modo che le loro abitazioni potessero essere smantellate in fretta: un metodo efficace per evitare le tasse sui nuovi insediamenti imposte dal Regno di Napoli e di certo anche buon deterrente per i proprietari riottosi. La maggior parte degli storici tuttavia concorda che questa tecnica edilizia fosse dovuta, innanzitutto, alle condizioni geografiche del luogo, che abbondava della pietra calcarea utilizzata nelle costruzioni.

Nella zona settentrionale di Alberobello, alle spalle della Chiesa dei Santi Medici Cosma e Damiano, il Trullo Sovrano è l’unico esempio di trullo a due pianiFu edificato nella prima metà del ‘700 per volere della famiglia del sacerdote Cataldo Perta, che lo utilizzò come propria dimora, mentre i trulli circostanti erano abitati dai suoi dipendenti. Il grande trullo fu definito “Sovrano” dallo storico Notarnicola, per evidenziarne la maestosità rispetto agli altri trulli.  Intervista…

 

 

Costruito nel XVIII secolo, il Trullo Sovrano è stato utilizzato come spezieria, cenobio e oratorio campestre. Nel 1785, infatti, ospitò le reliquie dei Santi Cosma e Damiano, portate dallo stesso Don Cataldo da Roma e, dal 1823 al 1837, vi tenne il proprio oratorio la Confraternita del Santissimo Sacramento.  Il trullo, che all’interno sfoggia arredi e oggetti autentici, nel 1923 è stato dichiarato Monumento Nazionale mentre dal 1996 è nella lista dei siti Unesco

E’ soprattutto nel tardo pomeriggio al calar del sole, che i trulli, le pietre, i luoghi tutti vengono avvolti da mille colori…una magia da vivere.

La basilica minore dei Santi Medici – Le prime attestazioni devozionali di Alberobello per i santi Cosma e Damiano si registrano nella seconda metà del Seicento. Sembra che il culto per i due santi arànargiri sia stato introdotto nella minuscola comunità dai possesori del feudo, i conti Acquaviva di Conversano, con un minuscolo quadro della Madonna di Loreto e dei due fratelli gemelli. Nell’unica e già esistente chiesetta, inserita nella boscaglia, si riscontrano dipinti su una delle pareti “imago beatae Virginis sub nomine de Loreto, cum sancto Cosma ex latere dextro et sancto Damiano ex sinistro”. La coincidenza iconografica spiega, in tal modo, l’introduzione del culto degli Acquaviva e la volontà degli abitanti di appropriarsene.

La chiesa matrice di Alberobello è dedicata ai santi Medici Cosma e Damiano , patroni dell’abitato. Il loro culto fu introdotto nel 1636 dal conte Giangirolamo II , che ne era devoto a motivo di una grazia ricevuta da sua moglie Elisabetta da Rocca Padula durante la gravidanza con la quale diede alla luce il primogenito, Cosimo. Prima dell’istituzione della parrocchia, la chiesa dipese dalla parrocchia di Noci. Il vescovo di Conversano  Gregorio Falconieri la riconobbe come santuario nel 1938, e nel 2000 papa Giovanni PaoloII  la elevò a basilica minore. 

Light Festival – Terza edizione 2019 è una kermesse che mette al centro l’arte visiva in tutte le sue forme con particolare riferimento all’uso della luce e dei colori e alla loro interazione con luoghi e monumenti patrimonio dell’Umanità. Dalla Basilica dei SS. Medici Cosma e Damiano in Alberobello. #RegionePuglia

In occasione dei 500 anni dalla morte del genio di Leonardo Da Vinci l’evento Summer Lights 2019 vuole essere un omaggio a lui e a quanto di straordinario ha fatto. La bellezza del luogo e il ricordo del grande artista si fondono per donare allo spettatore una magia inaspettata.

Le Grotte di Castellana sono considerate il complesso speleologico più importante d’Italia e d’Europa, si trovano a circa 40 chilometri da Bari, in Puglia e sono il risultato dell’azione erosiva di un antico fiume sotterraneo, che ha plasmato la roccia calcarea. Ci si perde tra gallerie naturali che si snodano in due percorsi. La cavità fu scoperta  dallo speleologo Franco Anelli che si affacciò per la prima volta nella Grave, il 23 gennaio 1938.

Quaggiù tutto è diverso. Quasi di colpo la luce si dissolve …si entra nelle viscere della terra. Dove tutto cambia…cattedrali millenarie. Il percorso non si può fotografare si può solo vivere.  Tra stalattiti e stalagmiti ci sono anche la Caverna dell’Altare, la Caverna della Cupola e il Passaggio del Presepio, dove giace una stalagmite dalle fattezze mariane, denominata Madonnina delle Grotte.  E’ possibile scegliere tra due itinerari da visitare: quello parziale o quello completo, passando dal luccicante Laghetto di Cristalli, si giunge nella Grotta Bianca, cavità luminosa e splendente.

 

Lo zoosafari di Fasano, circa 200 specie animali diverse, provenienti dai 5 continenti. Il più grande parco faunistico d’Italia con i suoi 140 ettari di estensione. Un perfetto connubio di natura. 

 Nato in Africa, Riù è arrivato in Italia via Nairobi (Kenya) quand’era ancora possibile strappare animali dal territorio di nascita e portarli in Europa negli zoo e nei circhi. Lo catturarono che era piccolissimo (età apparente: un anno) e finirono per venderlo al circo Medrano che acquistò assieme a lui anche Pedro, un altro giovane gorilla. Era il 2 dicembre del 1975 e quei due esserini costavano 850 mila lire. Sulla bolla doganale numero 750272 c’è scritto «young lowland gorillas». Da allora in poi Riù e Pedro hanno vissuto sempre assieme fino a quando, il 13 dicembre del 2008, Pedrò morì dopo una breve malattia. Ecco. Se già fino a quel momento la vita era stata dura, figurarsi da allora in poi… Riù è rimasto solo. Lui e nessun altro come lui, se non quelli che si vedono nei documentari.

L’ultimo aggiornamento della Lista rossa IUCN (International Union for the Conservation of Nature) non contiene notizie confortanti per le grandi scimmie. Il gorilla orientale (Gorilla beringei), il più grande primate vivente, è stato dichiarato gravemente minacciato (prima era, solo, in pericolo), a causa della caccia illegale. Su sei grandi scimmie ora 4 condividono lo stato di gravemente minacciate (insieme al gorilla orientale ci sono il gorilla occidentale, l’orango del Borneo e l’orango di Sumatra) le altre, scimpanzé e bonobo, rimangono in pericolo.

 

Ed eccoci a Polignano a Mare…sulla strada verso il centro storico mi colpisce questa chiesa…l’ingresso quasi a raffigurare un tempio greco.

Scopro che è intitolata ai Santi Medici Martiri Cosma e Damiano. E’ stata edificata alla fine del XIX secolo dai Rodolovich, sulle spoglie di una precedente chiesetta risalente al XVII secolo. Un culto diffuso in Puglia quello dei potenti taumaturghi Cosma e Damiano e che iniziò subito dopo la loro la morte. Durante le persecuzioni dei cristiani promosse dall’imperatore illiro-romano Diocleziano (284-305) furono fatti arrestare dal prefetto di Cilicia, Lisia. Avrebbero quindi subito un feroce martirio, così atroce che su alcuni martirologi è scritto che essi furono martiri cinque volte.

 

L’ Arco Marchesale, conosciuto anche come Porta Grande, deve la sua creazione alle ristrutturazioni della cinta muraria effettuate intorno all’anno 1530 diventando quindi sino al 1780 unica via di accesso al borgo e crocevia di rilevanza notevole nella struttura urbanistica di Polignano. La rete difensiva creata a protezione del paese, aveva proprio nei pressi della Porta, il suo fulcro principale, mirabile esempio di come un centro medievale progettava il proprio complesso di fortificazioni. Un ponte levatoio collocato fuori dalla Porta, i cui fori che azionavano le catene sono ancora visibili sulla Porta stessa, permetteva di accedere al borgo superando un fossato in parte naturale quale era la lama. Erano presenti poi due posti di guardia, due porte di cui sono ancora visibili oggi i gradini e i cardini, e una grata in ferro di cui rimane traccia attraverso le guide in cui scorreva, che separava le due porte citate. Nelle volte a botte erano presenti tre caditoie, oggi murate, attraverso le quali veniva versato olio bollente o venivano scagliate pietre sugli assalitori. Sulla volta a botte dell’ arco Marchesale è visibile una tela rappresentante la crocifissione di Cristo risalente alla fine del cinquecento ma di cui non si conosce l’autore. L’arco Marchesale è sormontato da una chiesetta, costruita verso la metà del ‘500 e dedicata alla Madonna. In seguito all’ammodernamento settecentesco la chiesa prese il nome della Confraternita di S. Giuseppe. Oggi l’arco Marchesale divide il borgo nuovo da quello antico, offrendo al visitatore una porta aperta al cuore del centro medievale di Polignano con tutte le bellezze ancora custodite come in una fortezza mai violata.

Una Polignano a Mare tutta da scoprire…tra vicoli, colori, odori…arte, poesia.

Domenico Modugno è considerato il padre dei cantautori italiani e come autore interprete è tra i più grandi d’Europa. Nacque il 9 gennaio 1928 a Polignano a Mare (Bari), un paesino dalle case bianche a picco sul mare. Dal padre Cosimo comandante del Corpo delle Guardie Municipali a San Pietro Vernotico (BR), imparò fin da piccolo a suonare la chitarra e la fisarmonica ed ereditò una grande passione per la musica, componendo la sua prima canzone a 15 anni. Insoddisfatto della vita di paese, a 19 anni scappò di casa e andò a Torino, la città più a nord d’Italia. Oggi è ritornato nella sua Polignano…in bella vista…in una posa plastica a ricordare il suo cavallo di battaglia: “Volare”. Il 31 maggio 2009 è stata inaugurata, sul lungomare a lui dedicato, la statua di bronzo alta 3 metri circa, ideata e realizzata dallo scultore argentino contemporaneo, Hermann Mejer nato a Mendoza (Argentina). L’artista ha ideato la statua rivolta verso il mare con le braccia aperte, sicuramente influenzato dalla famosa canzone “Volare”. E’ interessante che la popolazione orgogliosa e affezionata al proprio “compaesano” ha voluto che l’abbraccio del grande Mimmo fosse rivolto per sempre al suo paese d’origine. 

 

Il signor Andrea di Polignano a Mare aveva deciso di sposarsi a sedici anni. Intanto leggendo un libro realizzò che il matrimonio sarebbe stato la tomba dell’amore. Per una serie di vicissitudini non ha mai contratto matrimonio. Oggi all’età di ottantotto anni continua a regalare sorrisi sostenendo che l’amore è far bene… è gioia. Ricorda che mentre Domenico Modugno muoveva i primi passi nel mondo della canzone italiana, lui ed altri amici si divertivano a ballare. Intervista..

A questo punto un momento di relax sotto il caldo sole di Polignano a Mare mirando verso nuovi orizzonti.

Andare in #Puglia e non gustare le #orecchiette… è come andare a New York e non vedere la statua della libertà. Le orecchiette al pomodoro e cacioricotta sono un primo piatto tipico della cucina pugliese, buono come sanno essere i piatti semplici e genuini della tradizione italiana. 

Di questa terra di Puglia…
Conserverò i colori del mare e
Il bianco delle case.
I colori della pietra di Trani che
variano dal bianco, 
al bianco sporco,
all’avorio ,
al rossastro e
per finire al grigiastro pallido.
Conserverò il profumo dei fiori che
ovunque sono messi in bella vista.
Ricorderò i muri a secco che
delimitano ogni fondo e
l’ordine e
la cura.
Ricorderò i fichidindia e
il sapore della tipicità.
Ricorderò la pulizia dei luoghi.
Ricorderò il sole,
le tranquille passeggiate,
l’avventura nelle viscere della terra e
finanche la fiducia di una zebra.
Di Voi, gente di Puglia…
Ricorderò la gentilezza e
l’accoglienza.
Ricorderò i sorrisi di Voi tutti.
Grazie #Puglia 

Con la stima di sempre.

Angelo Risi

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Conclusa la XV edizione del Palio del Grano, un viaggio nella memoria della ruralità. Vince il rione Castieddu

 

Il “Palio del Grano” di Caselle in Pittari ideato e realizzato dalla Pro Loco in collaborazione con l’Associazione Terra Madre al fine di valorizzare la cultura contadina è giunto alla quindicesima edizione. È un viaggio nella memoria della ruralità.


Alla gara sono iscritte otto squadre in rappresentanza di otto rioni del paese (Chiazza, Madonna ra Grazia, Forgia-Mardedda, Castieddu, Scaranu, Taverna, Urmu, Pantanedda) con essi sono gemellati altrettanti Comuni denominati “compari”. . Il gemellaggio tra le diverse comunità, circa trenta, è istituito sulla scorta delle relazioni che un tempo intercorrevano tra le persone dei diversi paesi e di successivi contatti.
Nel corso degli anni la manifestazione ha assunto una rilevanza nazionale. Si sono superati i confini cilentani, i rioni si sono gemellati, altresì, con vari comuni d’Italia.

Non è solo una gara di mietitura, ma un laboratorio didattico – culturale. Difatti con il “campo di grano” che dura una settimana, i contadini impartiscono lezioni sulla coltivazione, sull’arte della mietitura, e di tutti i processi tradizionali quali: molitura e panificazione. E’ un momento laboratoriale dove si osserva e si sperimenta. Si conosce e si apprende. Insomma un “viaggio” dalla terra alla tavola. Giunto a Caselle in prima mattinata con Vito Sansone, ci ha accolto l’amico Giuseppe Jepis Rivello.

Già dal primo momento lo scenario che si è presentato ai miei occhi .. unico…magico…un salto indietro nel tempo. Una preghiera in chiesa, la partenza del corteo, i colori delle contrade, il vocio, l’allegria, il folklore..le ceste con le vivande sul capo delle donne, gli abbracci..l’essere tutt’uno. Nulla fa presagire che si tratta di una gara…ma la competizione c’è ed è giusto che ci sia…difatti con grande civiltà, arrivati al “campo” …ci siamo contesi l’ambito stendardo …simbolo di vittoria. Ad ogni squadra è stata assegnata una pista di grano larga 5 m. e lunga 100 m., che con un percorso a staffetta, ha dovuto mietere. Il Palio del Grano viene vinto dalla squadra che per prima miete la propria porzione di campo, osservando comunque i giusti criteri di mietitura e di sistemazione delle fascine di grano.

Quest’anno ha vinto la contrada “Castieddu”. Un’esplosione di gioia ha accompagnato la corsa del caposquadra fino a che non ha conficcato nella “vurredda” (covone) il vessillo del rione.

A noi della contrada “Urmo” è stato assegnato il premio “miglior ristuccio” che significa migliore mietitura e raccolta di tutte le spighe.

Il palio del grano di Caselle resta un evento dei più significativi dell’intero territorio cilentano…un rito ancestrale. Un sentirsi tutt’uno con la natura e un momento di grande intensità umana e relazionale. Grazie al rione “Urmo” e a Caselle tutta per l’accoglienza. 
A gara ultimata ogni relazione umana è stata vissuta all’insegna di grande rispetto, civiltà e solidarietà.

É arrivato il momento della trebbiatura (fase conclusiva).. i covoni di ciascuna partita vengono slegati e disposti su una superficie circolare ( aia).

Una coppia di buoi col giogo trascinano una grossa pietra, in modo da frantumare la paglia e sgretolare le spighe. Di tanto in tanto i buoi si fermano e i contadini coi tridenti rivoltavano i covoni non ancora sbriciolati (a vutata di l’aria). Seguirà la spagghiata, non appena mina u ventu: coi tridenti si butterà in alto la paglia che verrà trascinata poco distante mentre il grano cadrà sul posto. Alla fine, quando la quasi totalità della paglia sarà andata via, si userà la pala per liberare il grano dalla pula residua e si passerà alla cernita. Infine alla misura, “rito” culminante.

 

L’arrivo dei buoi per la “pisatura”…

un tuffo nei tempi andati..la voglia di rivivere la genuinità e la salubrità…la riscoperta di una sana ruralità. Con l’antico anche il moderno…

difatti con l’ausilio delle trebbie si è provveduto alla “trebbiatura”….così il chicco è uscito dalla pula (involucro che riveste il grano)…passato e presente…tutto ha “parlato”..in questa giornata vissuta in amata terra cilentana.

Poi è iniziata la festa…sull’aia di quel podere che per mesi ha visto il grano crescere..si è condiviso con tutti un momento di cordialità, di ospitalità, di allegria, di relazioni, di grande umanità.

Con la stima di sempre

Angelo Risi

Foto e video di Vito Sansone

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Sapri – Carnevale in maschera 2019 – ” La commedia dell’arte”

 

 

Quando… tempo fa Gaetano Ferrara chiese la mia partecipazione a “Sapri in Maschera 2019”, respinsi la proposta…ma lui non si arrese. Difatti ricontattatomi e comunicatomi il tema…l’ho trovato così interessante che non mi è rimasto altro…che confermare la partecipazione alla presentazione del carro “La commedia dell’arte”: una ricostruzione del Teatro San Carlo con le maschere classiche, un’apoteosi di colori, musica e arte. L’opera sarà presente ad Aprile al Carnevale del Cilento a Marina di Camerota.

Gaetano è un fiume di entusiasmo ed energia che travolge chiunque. “La commedia dell’arte” è stato un carro fuori concorso al Carnevale Saprese. L’opera è una sua idea, essendo lui appassionato di arti sceniche. Gaetano nasce in una famiglia… speciale. La mamma Del Duca Elena e il papà Gerardo sono delle persone solari, rispettose e di grande umanità. Nutro una grande stima per questa famiglia.

Un grande lavoro di squadra ha permesso la realizzazione del carro, simbolo del #teatroitaliano

 

La Commedia dell’Arte è un genere teatrale molto particolare che si sviluppò in Italia nel XVI Secolo. La caratteristica principale che contraddistingue questo genere di spettacolo la si ritrova nell’assenza del copione. Gli attori, anziché imparare a memoria battute prestabilite, basavano la propria interpretazione su un canovaccio (trama) e improvvisavano in scena, seguendo le regole di quella che oggi viene chiamata “recitazione a soggetto”.

 

Gli attori della Commedia dell’Arte erano caratterizzati da eccellenti doti mimiche, buona parlantina, un’essenziale fantasia e la capacità di sincronizzarsi perfettamente con gli altri attori in scena. Tali spettacoli si svolgevano nelle piazze e nelle strade, su semplici palchetti e anche alla luce del sole. Molto sovente gli attori si rifacevano a delle ‘maschere’, ovvero personaggi le cui caratteristiche erano note ai più (Arlecchino, Pulcinella, ecc).

Per distinguersi dalla gente comune, gli attori indossavano maschere, costumi variopinti e arricchiti di elementi vistosi e non era raro che utilizzassero strumenti musicali per richiamare l’attenzione dei passanti e dare scansione ritmica alle scene improvvisate sul momento.

Col passare del tempo gli attori si organizzarono in compagnie che, composte da dieci persone (otto uomini e due donne), venivano guidate da un capocomico.

 

In particolare la presenza delle donne in scena fu una vera e propria rivoluzione: prima della nascita della Commedia dell’Arte, infatti, i ruoli femminili erano interpretati da uomini.

Gaetano per facilitarmi il compito ha scritto un testo interessante:

“O voi che ascoltate 
Da terra e sui balconi 
Il gran grido di questo buffone 
Ricordar degg’io in questo breve momento 
che la vita è si fugace 
Che niun con serietà debba questo verbo ascoltar.
Glorificar si deve questa vanità 
Alto elogio alla più cocente realtá 
Per cui, o voi, che qui vi apprestaste 
Vestitevi di vanità e di null’altro che serva 
Toglietevi le vesti della vostra essenza 
Baldoria, canti e motteggi 
Danzare e strimpelii
È la festa della Vanezza.
Non oggi è sovrana la ragione
Ne il senno può oggi conferir parola 
Ma il teatro la più grande Verità 
Vi mostri la vostra vera maschera. 
Perche alfin quando morte sovverà 
Troppo tardi sarà per goder di questo momento.
E voi che dietro le quinte attendete il mio segnale
Non più a lungo aspettar si convien
Tirate le funi e muovete i fili 
al mondo mostrate la verità!”

Nel retro del carro ha trovato spazio il teatro dei burattini…

 

 

Non so voi, ma io mi sono divertito. Ringrazio tutti, in particolare la Pro Loco e l’amministrazione comunale.

Con la stima di sempre!

Angelo Risi

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Matera “Patrimonio dell’Umanità” – Capitale Europea di Cultura 2019

 

I “Sassi” sono due quartieri di Matera, il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, formati da edifici rupestri costruiti nelle cave naturali della Murgia materana e abitati fin dal Paleolitico. Dal 1993 sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità UNESCO. I sassi sono un esempio di sostenibilità ambientale. Grazie a questi ambienti ipogei scavati nel tufo, l’uomo ha dimostrato come sia possibile sottrarre spazio alla natura vivendo in armonia con essa. 

Il centro storico è una famosa meta per il cinema. Alberto Lattuada nel 1953 girò “ La Lupa“. Mel Gibson ambientò nei Sassi gli esterni de “La Passione di Cristo“, luogo che ritenne a suo dire “perfetto” come ambientazione di Gerusalemme. Tante altre pellicole nazionali e internazionali presentano i Sassi come sfondo tra cui “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini, “Cristo si è fermato a Eboli” di Francesco Rosi, “Ben Hur” di Timur Bekmambetov e “Wonder Woman” di Patty Jenkis.

 

 

 

 

I Sassi di Matera sono stati iscritti nella lista dei “patrimoni dell’umanità” dall’UNESCO  nel 1993. Sono stati il primo sito iscritto dell’Italia meridionale. L’iscrizione è stata motivata dal fatto che essi rappresentano un ecosistema urbano straordinario, capace di perpetuare dal più lontano passato preistorico  i modi di abitare nelle caverne fino alla modernità. Costituiscono un esempio eccezionale di accurata utilizzazione nel tempo delle risorse fornite dalla natura: acqua,suolo,energia. Nel rapporto della commissione che ha verificato la rispondenza del luogo ai criteri di valutazione dell’UNESCO la candidatura di Matera risponde ai seguenti criteri:

«Criterio III: I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di Matera costituiscono una eccezionale testimonianza di una civiltà scomparsa. I primi abitanti della regione vissero in abitazioni sotterranee e celebrarono il culto in chiese rupestri, che furono concepite in modo da costituire un esempio per le generazioni future per il modo di utilizzare le qualità dell’ambiente naturale per l’uso delle risorse del sole, della roccia e dell’acqua.
Criterio IV: I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di Matera sono un esempio rilevante di un insieme architettonico e paesaggistico testimone di momenti significativi della storia dell’umanità. Questi si svolgono dalle primitive abitazioni sotterranee scavate nelle facciate di pietra delle gravine fino a sofisticate strutture urbane costruite con i materiali di scavo, e da paesaggi naturali ben conservati con importanti caratteristiche biologiche e geologiche fino a realizzare paesaggi urbani dalle complesse strutture.
Criterio V: I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di Matera sono un rilevante esempio di insediamento umano tradizionale e di uso del territorio rappresentativo di una cultura che ha, dalle sue origini, mantenuto un armonioso rapporto con il suo ambiente naturale, ed è ora sottoposta a rischi potenziali. L’equilibrio tra intervento umano e l’ecosistema mostra una continuità per oltre nove millenni, durante i quali parti dell’insediamento tagliato nella roccia furono gradualmente adattate in rapporto ai bisogni crescenti degli abitanti.»

Nella città e lungo le Gravine del Parco della Murgia Materana  si contano circa 150 chiesette scavate nella roccia.

La mia visita a Matera coincide con la commemorazione del “quattro novembre“. A distanza di un secolo dalla fine della prima guerra mondiale è stata celebrata questa mattina anche a Matera la cerimonia della Giornata dell’Unità d’Italia e delle Forze Armate. La data del quattro novembre è legata ad una memoria contraddittoria, che se da un lato risveglia l’esultanza per la fine di quell’immane conflitto, ricorda anche il dolore del nostro Paese per le seicentomila morti causate dalla guerra. In questa giornata, infatti, si è ricordata l’unità della nostra nazione e onorato l’impegno e i sacrifici delle nostre Forze Armate. E’ compito nostro, oggi, attualizzare quei valori: pace, benessere, tolleranza ed identita’ culturale; quali frutti di quella sanguinosa guerra.

 

 

Matera è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione  per la quale le è stato insignito il premio della “Medaglia d’argento al valor militare”  per i sacrifici delle sue popolazioni durante la seconda guerra mondiale . Tale onorificenza venne conferita il 1º settembre 1966 e consegnata tre anni dopo dal Ministro della Difesa, il quale decorò della medaglia il gonfalone della città e scoprì una lapide con la seguente iscrizione:

«Matera prima città del Mezzogiorno insorta in armi contro il nazifascismo addita l’epico sacrificio del 21 settembre 1943 alle generazioni presenti e future perché ricordino e sappiano con pari dignità e fermezza difendere la libertà e la dignità della coscienza contro tutte le prevaricazioni e le offese

Medaglia d’argento al valor militare:

«Indignati dai molteplici soprusi perpetrati dal nemico, gruppi di cittadini insorsero contro l’oppressore e combatterono con accanimento, pur con poche armi e munizioni, per più ore, senza smarrimenti e noncuranti delle perdite. Sorretti da ardente amor di Patria, con coraggio ed ardimento, costrinsero l’avversario, con aiuto di elementi militari, ad abbandonare la Città prima dell’arrivo delle truppe alleate. Città di Matera, 21 settembre 1943.»

Il 19 agosto 2016 è stata conferita alla città la “Medaglia d’oro al valor civile”,  consegnata dal Presidente della Repubblica durante una cerimonia svoltasi al Quirinale il 17 novembre 2016:

«Durante gli ultimi giorni di permanenza dei tedeschi in città, la popolazione materana, sempre più esasperata dalle distruzioni, dai saccheggi e dai soprusi compiuti dagli invasori che si preparavano alla ritirata, si rese protagonista di atti di eroismo e di martirio per contrastare la violenza perpetrata dagli occupanti, sia nel centro urbano che nelle campagne, che causò rastrellamenti e numerose vittime innocenti. Splendido esempio di identità comunitaria e alto spirito umanitario, orientati ad affermare i valori di libertà e giustizia. Settembre 1943 – Matera.»

 

Matera ha ricevuto dalla Città metropolitana di Firenze il PremioGiorgio La Pira”:

“Per la sua capacità di proiettarsi nella comunità internazionale, per la sua determinazione e apertura al cambiamento. Per la tenacia nel capovolgere stereotipi culturali che le ha valso la designazione a Patrimonio culturale Unesco e a Capitale europea della cultura del 2019. In particolare per l’impegno congiunto di cittadini, associazioni e istituzioni a favore di iniziative e progetti inclusivi che ne fanno una delle città simbolo di un sistema culturale integrato”.

 

Carlo Levi e la sua denuncia
“…Arrivai ad una strada che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera… Di faccia c’era un monte pelato e brullo, di un brutto color grigiastro, senza segno di coltivazioni né un solo albero: soltanto terra e pietre battute dal sole. In fondo… un torrentaccio, la Gravina, con poca acqua sporca ed impaludata tra i sassi del greto… La forma di quel burrone era strana: come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso da un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca: S.Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti si chiamano Sassi, Sasso Caveoso e Sasso Barisano. Hanno la forma con cui a scuola immaginavo l’inferno di Dante… La stradetta strettissima passava sui tetti delle case, se quelle così si possono chiamare. Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone… Le strade sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelli di sotto… Le porte erano aperte per il caldo, Io guardavo passando: e vedevo l’interno delle grottesche non prendono altra luce ed aria se non dalla porta. Alcune non hanno neppure quella: si entra dall’alto, attraverso botole e scalette”…..

“…Dentro quei buchi neri dalle pareti di terra vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi, Sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha in genere una sola di quelle grotte per abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini, bestie… Di bambini ce n’era un’infinità… nudi o coperti di stracci… Ho visto dei bambini seduti sull’uscio delle case, nella sporcizia, al sole che scottava, con gli occhi semichiusi e le palpebre rosse e gonfie. Era il tracoma. Sapevo che ce n’era quaggiù: ma vederlo così nel sudiciume e nella miseria è un’altra cosa… E le mosche si posavano sugli occhi e quelli pareva che non le sentissero… coi visini grinzosi come dei vecchi e scheletrici per la fame: i capelli pieni di pidocchi e di croste… Le donne magre con dei lattanti denutriti e sporchi attaccati a dei seni vizzi… sembrava di essere in mezzo ad una città colpita dalla peste…”

(C.Levi “Cristo si è fermato ad Eboli”)

Con la pubblicazione nel 1945 del libro di Carlo Levi comincia per Matera una nuova storia: una storia che fa di Matera e dei Sassi un monumento della civiltà contadina e un’intangibile testimonianza storico-culturale.

Gli intellettuali italiani, gli italiani tutti, sapevano che Matera esisteva ma vederla così “… nel sudiciume e nella miseria, è un’altra cosa…” Il “Cristo” di Levi faceva vedere anche l’altra Matera, una Matera in cui viveva una civiltà di valori soffocata dalla miseria, valori che potevano e dovevano essere riconosciuti e conservati.

Il “Cristo” di Levi diveniva simbolo di un risveglio della coscienza intellettuale italiana, uno strumento nelle mani delle forze tese ad un riscatto del sottosviluppo meridionale.

 

La Cattedrale, in stile romanico pugliese, fu costruita nel XIII secolo sullo sperone più alto della Civita che divide i due Sassi, sull’area dell’antico monastero benedettino di Sant’Eustacchio, uno dei due santi protettori della città. All’esterno sono da notare il rosone a sedici raggi ed il campanile alto 52 metri; all’interno, degni di nota un affresco bizantino della Madonna della Bruna, un presepe cinquecentesco dello scultore Altobello Persio  ed un affresco raffigurante il Giudizio finale.

 

 

Prende il nome dal suo fondatore, Domenico Ridola, il Museo Archeologico Nazionale di Matera, cui è dedicata l’omonima sala che conserva documenti delle sue attività di medico, parlamentare e archeologo.

Il Museo è suddiviso in tre sezioni. Nella sezione Preistoria sono esposti reperti litici realizzati dall’uomo del paleolitico inferiore, l’homo erectus. il Paleolitico medio e superiore è rappresentato da oggetti in pietra sempre più specializzati. Significativi reperti provenienti dai villaggi neolitici della Murgia testimoniano, a partire dal VI millennio a.C. l’introduzione dell’agricoltura e lo strutturarsi di insediamenti stabili.

Nella sezione Magna Grecia pregevoli corredi funerari e oggetti votivi narrano la vicenda umana sviluppatasi nelle epoche successive nei santuari e nei centri abitati indigeni, poi ellenizzati, dislocati sulle alture dominanti le vallate fluviali, tra cui Timmari e Montescaglioso. Una eccezionale collezione di vasi proto lucani e apuli a figure rosse (V e IV secolo a.C.) testimonia l’evoluzione della ceramografia magno greca.

Di recente sono stati aperti al pubblico due nuovi interessanti spazi espositivi: l’uno riproduce una cavità carsica le cui pareti mostrano esempi di arte parietale, l’altro propone una capanna neolitica in scala reale con strutture annesse.

La sala dedicata al fondatore del museo, Domenico Ridola, conserva documenti delle sue attività di medico, parlamentare, archeologo.

Ed eccoci all’interno di Palazzo Lanfranchi, monumento seicentesco fatto costruire da Frate Francesco da Copertino  per ordine del Vescovo Vincenzo Lanfranchi  tra il 1688 e il 1672, che originariamente ha ospitato il Seminario  diocesano, ma attualmente “Museo nazionale d’arte medievale e moderna della Basilicata” e sede degli uffici della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici della Basilicata.

Matera città d’arte e di cultura…

finanche sotto gli archi delle vie si incontrano opere…

e memoria.

Ecco perché Matera a Capitale Europea 2019. Il documento ufficiale pubblicato
sul sito web della Commissione Europea, tradotto in italiano.

1. La commissione giudicante ha apprezzato l’analisi strategica di Matera, come piccola città tra quelle europee di media grandezza, con un pubblico relativamente passivo nei confronti della cultura importata dalle grandi città. L’intento di essere in prima linea tra chi si impegna per rendere accessibile la cultura, specialmente attraverso nuove tecnologie e apprendimento, è visionario. Conduce ad un ambizioso, sebbene rischioso, programma.
2. La giuria ha notato il forte supporto della Regione e delle municipalità locali, sia in termini finanziari che di partecipazione ai progetti in programma. La reale disponibilità del 70% dei finanziamenti, a prescindere dall’esito della competizione, è una chiara dimostrazione della centralità del programma ECOC per lo sviluppo della città e della Regione. È uno dei più chiari esempi, in anni recenti, di come il programma di un candidato sia parte di un piano strategico più che della semplice partecipazione ad una competizione.
3. Il programma ha molte caratteristiche forti. La commissione è stata impressionata dalla vivacità e dall’innovazione dell’approccio artistico. Ci sono diversi progetti che hanno il potenziale di attirare un più ampio e variegato pubblico europeo, tra cui la grande mostra del Rinascimento Meridionale La giuria ha riconosciuto il coinvolgimento delle istituzioni e organizzazioni culturali tradizionalmente intese e specialmente il cambiamento di usi e costumi già in corso. Questo approccio potrebbe avere una larga applicazione dal punto di vista delle istituzioni culturali europee.
4. La commissione ha inoltre riconosciuto la forte focalizzazione sulla tecnologia digitale che nel 2019 sarà molto più prevalente nei settori culturali e sociali rispetto ad ora. Il programma oscilla tra un canale tv online, la digitalizzazione di archivi del patrimonio e club di coding per ragazzi. Questo rappresenta il guardare avanti attraverso un approccio innovativo per un’ECOC.
5. La commissione è stata impressionata da come quella che è stata inizialmente un’iniziativa dei cittadini si sia sviluppata in un elemento centrale formale della città e della pianificazione della Regione. Questa connessione della partecipazione dei cittadini con obiettivi culturali e sociali è continuata nel programma di sviluppo.
6. La politica di inclusione sarà graduale e pone l’accento sul portare coloro i quali sono spesso esclusi dalla cultura all’interno di progetti comuni piuttosto che creare diversi progetti paralleli. È evidente l’iniziativa che coinvolge persone anziane e giovani attraverso un processo digitalizzazione. La commissione ha apprezzato la forte intenzione di mettere in primo piano la partecipazione attiva e il co-design. Il progetto di candidatura prevede anche un bando aperto. Questo spesso porta a correre il rischio che le priorità locali dominino i criteri per il titolo di Capitale Europea. La commissione ha apprezzato l’uso di mediatori culturali e una commissione di garanzia per elaborare insieme le idee acquisite da bandi aperti rendendole progetti più convincenti.
7. I progetti evidenziati nel dossier dimostrano una buona diffusione di partner e co-produzioni europee. Ci sono progetti che coinvolgono artisti e operatori culturali provenienti dal Mediterraneo orientale e del Sud. Sono inclusi aspetti culturali europei con caratteri comuni come ad esempio la luce, i rumori e le città rurali abbandonate. Il dossier è più debole nell’esplorare la diversità tra le culture europee che permetterebbe ai cittadini di Matera possano conoscerla e apprezzarla.
8. La giuria ha dubbi riguardo la capacità di Matera di gestire il grande numero di progetti e eventi che una Capitale Europea delle Cultura deve prevedere. Il dossier riconosce queste mancanze, infatti la necessità di strutture capienti è uno degli obbiettivi principali nel settore della cultura e della pubblica amministrazione. Durante la spiegazione del dossier la commissione è stata informata di un progetto per la formazione di un certo numero di responsabili di progetto che è andato a dissipare, ma non completamente, tali preoccupazioni. La commissione è stata comunque colpita da questo progetto come esempio di un modo innovativo di lavorare attraverso nuovi metodi più aperti (es. il programma di rafforzamento dei servizi pubblici di Matera).
9. La giuria ha considerato l’intenzione di incrementare il turismo da un numero di 200 mila a un numero di 600 mila visitatori annui e i possibili sviluppi per il fragile ecosistema regionale. La stessa è stata informata e rassicurata grazie ad una ricerca che afferma che 600 mila è un numero di visitatori sostenibile.
10. Le previsioni finanziarie sono considerevoli e oltre il 70% delle risorse finanziarie necessarie per l’attuazione del dossier sono già state fornite dalla Fondazione, indipendentemente dal risultato della competizione. L’intento di coinvolgere i cittadini della città e della regione che emigrano, riconoscendogli il ruolo di ambasciatori e di fonte di raccolta fondi, è stato riconosciuto innovativo.
(traduzione a cura di V. De Nittis, P. De Ruggeri, V. Ventura, V. Vaccaro)

Vi ho documentato il mio itinerario…ma a Matera, tanto c’è da visitare. La visiti e ti entra nel cuore. Una città che evoca atemporalità, silenzio, lentezza e un istintivo rispetto. Un paesaggio rurale insieme ad una città pittoresca, come la defini Carlo Levi.

Vi abbraccio con la stima di sempre.

Angelo Risi

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