Primo anniversario gemellaggio Celle di Bulgheria/Veliki Preslav… racconto di un Blogger

Miei cari lettori:

Un blogger è colui che racconta eventi, luoghi e quant’altro. I racconti diventano strumento di promozione. Non essendo io a libro paga di nessuno, in piena libertà e per onestà intellettuale racconto sempre ciò che vedo…che colgo. Ho fatto di questo modus operandi il mio stile di vita e di blogger.

Generalmente i miei racconti sono brevi…questa volta un po di meno… ma è necessario per descrivere al meglio e notiziarvi sulla manifestazione che ho seguito con partecipazione ed entusiasmo. Mi scuso anticipatamente per la lungaggine del racconto… ma se avrete la pazienza di leggere fino in fondo capirete i motivi.

Correva l’anno 1988 quando l’Amministrazione Comunale di Celle di Bulgheria allacciava i primi rapporti con l’Ambasciata di Bulgaria in Italia…scambi culturali…una sorta di “viaggio a ritroso nei tempi che furono”…alla ricerca di “orme” che tra mito e verità conducessero alla “scoperta” di identità comuni ai due popoli.

Già in quell’anno vi fu una prima visita ufficiale dell’Ambasciatore di Bulgaria ( padre dell’attuale S.E. Marin Raikov). Conservo memoria della visita in quanto da sempre appassionato di arti sceniche, in quella occasione recitai “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello.

Dopo oltre un ventennio, con cambi di Amministrazioni e di Ambasciatori, si sono intraprese le relazioni che hanno consentito di formalizzare, lo scorso anno, un gemellaggio con Veliki Preslav.

Preslav fu la Capitale del primo impero Bulgaro dall’893 al 972 e una delle più importanti città dell’Europa Balcanica medioevale…oggi sito archeologico. La moderna Veliki Preslav è una cittadina della regione del Sumen – un preesistente villaggio assunse il nome della capitale medioevale nel 1878 e divenne città nel 1883.
Vi è dato sapere il perchè avviene un gemellaggio:
per interessi comuni da tutelare, perché la cultura dell’una coincide in gran parte con la cultura dell’altra…quando due comunità, scoprendo reciproci interessi, cercano un ideale di fratellanza.Il gemellaggio è l’espressione di un’unità e di un’identità europea costruita dalla gente comune ed è probabilmente la forma più visibile di cooperazione europea, con le migliaia di città e paesi che, all’ingresso nel loro territorio, dichiarano con orgoglio le comunità con le quali si sono uniti in gemellaggio.Un buon accordo di gemellaggio può recare molti benefici a una comunità e alla sua amministrazione comunale. L’unione tra persone provenienti da diverse parti dell’Europa offre l’opportunità di condividere i problemi, di scambiare opinioni e di capire i diversi punti di vista su qualsiasi questione per la quale vi sia un interesse o una preoccupazione comune.Può consentire ai giovani di entrare in rapporti con le loro controparti di un altro paese e di acquisire fiducia in se stessi. Può aiutare tutti a capire meglio che cos’è e cosa significa l’Europa nel mondo di oggi e dove può portarci il futuro.Vi sono molti esempi di buone pratiche nell’ambito del gemellaggio, che riguardano una grande varietà di temi: l’arte e la cultura, i giovani, la cittadinanza, lo sviluppo sostenibile, i servizi pubblici locali, lo sviluppo economico locale, l’inclusione sociale, la solidarietà…Esso rappresenta un impegno a lungo termine tra i partner e non un accordo a breve termine. Dovrebbe essere sempre in grado di sopravvivere ai cambiamenti politici e alle difficoltà a breve termine di uno dei partner e di fornire sostegno reciproco in caso di bisogno. Ed essendo un impegno a lungo termine, è fondamentale garantire che l’accordo sia riesaminato regolarmente per assicurarsi che risponda alle esigenze presenti e rimanga attuale e dinamico.
Questo è un gemellaggio. Che condivido appieno foss’anche per il solo fatto che tutto il mio lavoro di Blogger mira alla promozione turistica del territorio. Il turismo è una fonte indispensabile alla piccola economia di ogni comprensorio. Nei miei scritti spesso vanto il tanto decantato “Cilento” …con la sua sacra ospitalità. Ma …ahimè…non sempre e non dappertutto è così. Tanti sono quelli che hanno paura del “colore” che sia nero o giallo o rosso…e paura di perdere il proprio “orticello”…o peggio ancora di vedere l’erba del vicino sempre più verde.
Ma andiamo avanti…al racconto di questi giorni:
Il 6,7 e 8 giugno in occasione del primo anniversario del gemellaggio Celle Bulgheria – Veliki Preslav abbiamo vissuto un momento culturale significativo per l’intero territorio.

Il tutto è iniziato con l’arrivo nel borgo cilentano dell’ambasciatore di Bulgaria in Italia Marin Raikov con una nutrita delegazione e con gli alunni delle scuole “Santi Cirillo e Metodio” e “Cernorisetz Hrabar” di Veliki Preslav , che si sono gemellate con quella della frazione Poderia. Durante l’anno scolastico per alcune ore i nostri alunni hanno studiato il Bulgaro…questo ha permesso di accorciare le “distanze” e comprendere meglio i loro coetanei di nazionalità Bulgara. Il corpo docente avendo con gli alunni preparata un’accoglienza…mi è stato chiesto di partecipare e così è stato.
Quasi un ricorso storico per me…già avendo recitato per l’ambasciatore- padre…per il figlio ho interpretato “L’oliveta e l’orto” di Giovanni Pascoli…che riporto:
E come li amo que’ miei quattro olivi,
che al potatoio (sono morinelli)
gridano ogni anno: ― Buon per te, se arrivi!
Nonno di nonno li piantò; ma quelli
buttano ancor la mignola, mentr’esso
da un po’ non sente cinguettar gli uccelli!
E ne vengono, sì, sopra il cipresso
là, verso sera! Ed esso è là; ma sento
che verso sera è qui con noi, qui presso.
Tra lusco e brusco, egli entra lento lento,
venendo bianco dalla vita eterna,
e versa l’olio con un viso attento.
È lui, che il nostro lume anco governa
con que’ suoi vecchi olivi: e quando l’Ave
maria rintocca, e splende la lucerna,
― Filate, o donne, ― mormora ― da brave!
E come l’amo il mio cantuccio d’orto,
col suo radicchio che convien ch’io tagli
via via; che appena morto, ecco è risorto:
o primavera! con quel verde d’agli,
coi papaveri rossi, la cui testa
suona coi chicchi, simile a sonagli;
con le cipolle di cui fo la resta
per San Giovanni; con lo spigo buono,
che sa di bianco e rende odor di festa;
coi riccioluti cavoli, che sono
neri, ma buoni; e quelle mie viole
gialle, ch’hanno un odore… come il suono
dei vespri, dopo mezzogiorno, al sole
nuovo d’Aprile; ed alto, co’ suoi capi
rotondi, d’oro, il grande girasole
ch’è sempre pieno del ronzìo dell’api!
E amo tutto: i vetrici ed i salci,
che ripulisco ogni anno d’ogni vetta
per farne i torchi da legare i tralci;
quella fila di gattici soletta,
alta e lunga, su cui cantano i chiù;
il canneto che stride e che scoppietta:
ma non sapete quello ch’amo più.

Che dire? E’ il mio mondo.Il mio modo di essere…ma …con lo sguardo rivolto verso “nuovi orizzonti”.

Nella mattinata del sette giugno un tour alle falde del Monte Bulgheria in bicicletta.
A dare la partenza è stato direttamente il sindaco Gino Marotta.

Ricorrendo il sette l’anniversario dello svelamento della statua del Principe Altzeco la fondazione Vazdigane donataria ha organizzato delle rappresentazioni in costume bulgaro …quasi a far rivivere gesta eroiche dei tempi andati. Da cornice al parco una esposizione di quadri raffiguranti scene eroiche e luoghi cari al popolo Bulgaro…significativo un dipinto dove è stato raffigurato Khan ( duca) Alzeco alle falde del Monte Bulgheria.

 

 

 

 

 

Tra gli eventi in programma un incontro istituzionale sulle “opportunità” per il territorio e il suo sviluppo presso l’auditorium comunale alla presenza dell’assessore regionale Corrado Matera e dell’ambasciatore…che in tale occasione, ha consegnato al sindaco Gino Marotta la decorazione d’onore “Ramoscello di lauro d’oro”, la più alta onorificenza della Repubblica di Bulgaria.

A conclusione della tre giorni si è tenuto presso l’Happy Village di Marina di Camerota un incontro tra l’ambasciatore e gli operatori turistici locali a seguire il sindaco di Centola Carmelo Stanziola ha accolto la delegazione diplomatica e ha mostrato loro le bellezze naturali presenti sul territorio. La manifestazione si è conclusa a Celle di Bulgheria con una rappresentazione degli studenti del locale istituto scolastico e una partita di calcetto fra gli alunni delle due nazionalità.
Essendo cellese…ed essendo un blogger con intenti che collimano con quando manifestato dalle volontà delle parti gemellate…ho sentito il bisogno di partecipare come parte attiva.
Già in un mio articolo datato marzo 2016 che troverete nel blog scrivevo:
Un territorio inteso come “cultura”, va sostenuto attraverso la tutela, la valorizzazione e la promozione delle molteplici attività che sono alle radici del suo “patrimonio” e ne costituiscono l’articolata espressione. Con questo “intento”, nella comunicazione e nella partecipazione e’ di fondamentale importanza l’approfondimento di aspetti essenziali della storia dello stesso, come gli idiomi e le tradizioni popolari a volte poco conosciuti dalle generazioni più giovani ma comunque destinati a suscitare interessi e stimoli utili a comprendere il presente nei prescindibili legami col passato. Comunicare quindi con conoscenza e consapevolezza e’ la base necessaria per essere credibili. La valorizzazione del patrimonio va attuata anche attraverso il coordinamento delle attività e delle forze Culturali ed Istituzionali esistenti sull’intero territorio. Purtroppo, spesso, questo non accade, in quanto il campanilismo e l’individualismo con tutte le sue “sfumature caratteriali” prende il sopravvento, con la inevitabile conseguenza di una decrescita culturale.
E’ deludente constatare che taluni non riescono a guardare oltre il proprio orticello.
Chi vi scrive ha avuto il coraggio di superare i “personalismi”…ha intuito e sa riconoscere la lungimiranza.
Per aprire “nuovi orizzonti” ci vuole coraggio e cultura. Auspico, occasioni di maggior confronto e creazione di una rete di relazioni che ci veda tutti coinvolti in un progetto di bene comune.

Giungano vive congratulazioni al Sindaco Gino Marotta per l’alta onorificenza ricevuta e il mio plauso all’intera amministrazione comunale e a quanti hanno collaborato alla promozione del territorio e dei rapporti umani.
Nessun Santo … (che festeggiamo per poi “gabbare”) può intercedere per noi presso Dio… che unisce e non divide.
Konrad Adenauer scriveva : “ L’unità dell’Europa era un sogno di pochi. È stata una speranza per molti. Oggi è una necessità per tutti”.
Ringrazio vivamente per le foto Anna Ida Guida e Giannina Di Bello.
Vi abbraccio tutti in particolare i fratelli Bulgari che spero di incontrare presto!
Con la stima di sempre!
Angelo RISI
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Riflessioni sul gioco” BLUE WHALE CHALLENGE” tra “ lo strappo di un pelo e un altro”…dolore per me atroce.

I social rappresentano un cambio culturale … tramite essi il “popolo del web” apprende, legge e condivide informazioni e contenuti. La tecnologia ha quindi facilitato le comunicazioni da un capo all’altro del mondo. Sociologicamente i social trasformano il “monologo” in “dialogo” …avviene, pertanto, una democratizzazione dell’informazione che trasforma le persone da fruitori di contenuti ad editori. Consentono quindi di stabilire relazioni di tipo personale nonché lavorativo. I media sociali vengono definiti anche user-generated content o consumer-generated media.

Premesso questo…chi comunica tramibe web ha bisogno di essere credibile…chi condivide e usa contenuti deve essere informato e tutelato…deve fidarsi.

L’immagine è il nostro primo biglietto da visita: è scientificamente provato che nei primi secondi di conoscenza le persone si fanno una idea pregiudiziale di noi e questa idea passa prima di tutto dall’immagine. Una immagine coerente con il messaggio che vogliamo proporre lo rafforza, al contrario invece potrebbe esserci una distonia difficile da superare con una “seconda impressione”. L’immagine sbagliata potrebbe anche ritorcersi contro di noi e il nostro lavoro. L’immagine coerente deve passare da fuori a dentro la rete.

Per quanto detto diventa fondamentale apparire con una immagine curata…che rassicura. La nuova tendenza, sfatando vecchi tabù, vede anche l’uomo prendersi cura del suo aspetto estetico…cosa che faccio anch’io non curante delle cinquanta primavere e più che conto. Proprio ieri affidandomi alle cure estetiche – che miracoli non fanno se non rendere più gradevole le foto che pubblico sui social – dicevo che proprio in quel momento tra “ lo strappo di un pelo e un altro”…dolore per me atroce ( ma come recita un vecchio detto: “ chi bellu voli parì peni e guai adda suffrì”) riflettevo su quello che da qualche giorno abbiamo appreso attraverso una trasmissione televisiva ( Le Iene) e precisamente del BLUE WHALE CHALLENGE…e realizzavo la pericolosità del web…e l’ingenuità di tanti adolescenti che fidandosi di chi una “immagine rassicurante” non ha, seguono e “vivono” dei giochi tendenzialmente pericolosi per la sanità mentale e per la vita stessa.

In cosa consiste questo gioco della morte? Quali regole ci sono e perchè ha così presa sui ragazzi? Dietro a questo Blue Whale Challenge si nascondono persone in grado di manipolare la mente di adolescenti e studenti che si fanno chiamare “curatori” o “tutor”. Sono loro che dettano le regole del gioco mortale. A seguire riporto quanto viene ordinato ( ovviamente sono regole recuperate dal web):

1- Incidetevi sulla mano con il rasoio “f57” e inviate una foto al curatore

2 – Alzatevi alle 4.20 del mattino e guardate video psichedelici e dell’orrore che il curatore vi invia direttamente

3 – Tagliatevi il braccio con un rasoio lungo le vene, ma non tagli troppo profondi. Solo tre tagli, poi inviate la foto al curatore

4 – Disegnate una balena su un pezzo di carta e inviate una foto al curatore

5 – Se siete pronti a “diventare una balena” incidetevi “yes” su una gamba. Se non lo siete tagliatevi molte volte. Dovete punirvi

6 – Sfida misteriosa

7 – Incidetevi sulla mano con il rasoio “f57” e inviate una foto al curatore

8 – Scrivete “#i_am_whale” nel vostro status di VKontakte (VKontakte è il Facebook russo, ndr)

9 – Dovete superare la vostra paura

10 – Dovete svegliarvi alle 4.20 del mattino e andare sul tetto di un palazzo altissimo

11 – Incidetevi con il rasoio una balena sulla mano e inviate la foto al curatore

12 – Guardate video psichedelici e dell’orrore tutto il giorno

13 – Ascoltate la musica che vi inviano i curatori

14 – Tagliatevi il labbro

15 – Passate un ago sulla vostra mano più volte

16 – Procuratevi del dolore, fatevi del male

17 – Andate sul tetto del palazzo più alto e state sul cornicione per un po’ di tempo

18 – Andate su un ponte e state sul bordo

19 – Salite su una gru o almeno cercate di farlo

20 – Il curatore controlla se siete affidabili

21 – Abbiate una conversazione “con una balena” (con un altro giocatore come voi o con un curatore) su Skype

22 – Andate su un tetto e sedetevi sul bordo con le gambe a pensoloni

23 – Un’altra sfida misteriosa

24 – Compito segreto

25 – Abbiate un incontro con una “balena”

26 – Il curatore vi dirà la data della vostra morte e voi dovrete accettarla

27 – Alzatevi alle 4.20 del mattino e andate a visitare i binari di una stazione ferroviaria

28 – non parlate con nessuno per tutto il giorno

29 – Fate un vocale dove dite che siete una balena

dalla 30 alla 49 – Ogni giorno svegliatevi alle 4. 20 del mattino, guardate i video horror, ascoltate la musica che il curatore vi mandi, fatevi un taglio sul corpo al giorno, parlate a “una balena”

50 – Saltate da un edificio alto. Prendetevi la vostra vita.

A detta degli “esperti” alcune di queste regole, le prime almeno, sono assurde, ma più si va avanti nella Blue Whale Challenge che dura 50 giorni, più tutto sembra veramente ai limiti della sopportazione. Eppure i ragazzi che iniziano questo gioco finiscono in un turbine di dipendenza in grado di spingerli a compiere gesti folli come il suicidio.

Ritornando a me…allo strappo dei peli…al dolore da sopportare…mi chiedevo: Come può una mente seppur giovane farsi manipolare al punto da sopportare dolori lancinanti e arrivare al punto da togliersi la vita?

Mi ponevo questa domanda per ovvie ragioni: non solo per comunicare a quanti di voi mi leggono che esiste questo “problema”…ma soprattutto perchè il mio ruolo sociale e lavorativo quasi me lo obbliga…un obbligo morale …umano…ovviamente.

Proprio ieri in uno stato di facebook scrivevo:”Ho capito di aver vinto l’ansia …quando ho acquisito la consapevolezza che niente e nessuno mi appartiene…e che io appartengo a me stesso.”

A voi giovani vi supplico di “appartenervi”. La vita non è facile per nessuno…quante volte anch’io come tutti…per svariati motivi mi sono ritrovato all’inferno ( metaforicamente parlando è ovvio) e attraversandolo …lottando…sono riuscito a vedere il sole.

E a me e Voi genitori invito a vigilare sui “nostri” figli…alle volte così fragili. E’ vero anche che la nostra generazione paga lo “scotto” di doversi abituare alle nuove tecnologie…che spesso ci sfuggono di mano…per l’uso improprio e smisurato. E’ vero che non vogliamo negare niente ai nostri figli. Ma abbiamo l’obbligo morale di tutelare e salvaguardare la vita e la sanità mentale nostra e dei nostri adoloscenti.

I tempi sono cambiati è vero…ciò che un tempo era tabù oggi è normale (esattamente come il mio curare le arcate sopraccigliari o il manicure)…perfino l’omofobia tende a scomparire. In questo cambiamento culturale per tanti versi positivi seguiamo nella crescita i nostri giovani…lasciamo che si fidino…di noi e delle “immagini” che vanno curate fuori e dentro…diamo messaggi e soprattutto esempi di vita.

Con la stima di sempre!

Angelo RISI

 

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Palinuro – 29 e 30 aprile: Rassegna delle infiorate artistiche

 

 

Il comune di Centola ha dato il benvenuto alla primavera…organizzando alla frazione Palinuro una Rassegna delle Infiorate artistiche.

 

Non potevo non visitare questa manifestazione…per motivi ovvi: per quanto cerco di raccontare in questo blog…per quanto anche questa forma di arte mi emoziona e mi appassiona.

 

Non è facile descrivere ciò che ho provato …una esplosione di fiori e di colori…un’arte che cura la bellezza e l’amore per la natura…una miscela di sacro e profano…di mito e storia.

I profumi del luogo si sono mescolati alla fede religiosa…aspetti genuinamente popolari e immediati …la capacità di esprimere con i fiori le proprie emozioni e i propri sentimenti di fronte al mondo che cambia.

 

Dove e quando è nata la tradizione dell’Infiorata?

La risposta ce la dà il gesuita Giovan Battista Ferrari, senese, nel suo ”De florum cultura” pubblicato in latino nel 1633 e in una seconda edizione in italiano nel 1638. Il Ferrari ci descrive con dovizia di particolari la prima infiorata fatta in Vaticano il 29 giugno 1625 in occasione della festa di S. Pietro e Paolo:”Ad usi più nobili gli stessi fiori, sfrondati e sminuzzati (..) contraffanno le più nobili pitture ne’ colori e nel resto dell’apparenza. Non ha più di tredici anni che una tal foggia di pittura per la prima volta ci rappresentò Benedetto Drei soprastante alle masserizie della fabbrica vaticana, poscia seguito ogni anno di fare unitamente col figliolo Pietro Paolo (..)” L’autore descrive poi i fiori adoperati per ottenere i vari colori: ”rappresenterà la carnagione della faccia bruna il garofano ricamato. La rosa dipingerà le guance (…) formerà le pupille degli occhi il fiore scuro, che dal turchino tira al nero, chiamato giacinto botriode, cioè fatto a grappoli, ò comato il minore (..)

La prima infiorata allestita per la festività del Corpus Domini risale al 1778 (anno in cui vennero allestiti alcuni quadri floreali nella via Sforza di Genzano) oppure al 1782  (anno in cui un tappeto coprì l’intera via senza soluzione, di continuo). Da allora le località in cui si allestiscono infiorate in occasione nella ricorrenza del Corpus Domini sono numerose, specialmente dell’Italia centrale, ma anche dell’estero.Fra quelle fuori Italia merita di essere ricordata l’infiorata dell’Orotava, nelle Isole Canarie, in quanto i quadri sono ottenuti con la posa di erbe colorate, anziché petali di fiori. In alcune località non italiane (per es.,Kobe, in Giappone) da qualche anno si allestiscono infiorate sul modello di quelle tradizionali, ma prive di legame con le festività religiose cristiane.

 

Che coincidenza il rintocco delle campane…da sottofondo a questi video…rintocchi quasi a voler espandere nell’aria della località rivierasca il profumo di tutti quei petali adagiati sul lastricato della piazza.

 

 

 

I Maestri infioratori, e le loro opere, mirano dunque a raccontare eventi riguardanti l’arte, la religione, la storia e il folklore del territorio e del mondo, mantenendo sempre uno stretto rapporto con importanti temi di attualità e mostrando quindi il vitale nesso tra la conservazione e l’innovazione, tra radici e futuro.

Alcuni particolari…

Una piazza quella di Palinuro …che ha sensibilizzato i “cuori”…ha reso più belle le nostre “anime”…ha evidenziato tutto un “mondo” da rispettare e trasmettere alle future generazioni…un mondo di arte, di bellezza, di cultura e di natura.

Con la stima di sempre!

Angelo RISI

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“Strategie digitali per promuovere il territorio – Web Markenting Solution”…“pensare globalmente agire localmente”

Si è tenuto in Sapri un incontro con Cristiano Carriero, esperto di web marketing, che ha presentato il suo libro “Local Marketing-strategie per promuovere e vendere sul territorio“, coautore del libro: Francesco Antonacci. Sono intervenuti l’avvocato-scrittore Franco Maldonato ( presidente dell’Associazione Culturale OltrePisacane e coordinatore del progetto”Terre del Bussento”, il dirigente scolastico Corrado Limongi (Istituto Leonardo Da Vinci di Sapri). L’incontro moderato da Francesco Lombardi è stato organizzato nell’ambito del progetto “Terre del Bussento” da Cicas Turismo di cui è presidente Matteo Martino. Il progetto “Terre del Bussento” presentato alla Borsa del Turismo di Milano ha l’intento di accreditare una nuova immagine del Golfo di Policastro, pertanto, è necessaria la elaborazione della proposta progettuale attraverso una nuova comunicazione… una comunicazione innovativa…giusto titolo dell’incontro: “Strategie digitali per promuovere il territorio – Web Markenting Solution”.

Cristiano Carriero è un giornalista e un blogger, nel suo libro tratta delle “ragioni” per cui è importante per le attività locali essere presenti on line. Nel testo, affronta le tematiche in maniera strategiche, in termini strutturali e professionali…guardando da varie angolazioni: sia in ottica Seo (Search Engine Optimization -che si intendono, nel linguaggio di internet, tutte quelle attività volte a migliorare la visibilità di un sito web sui motori di ricerca), sia di content marketing e storytelling (veri pilastri nelle attuali strategie di marketing, il Content Manager e lo Storyteller sono ormai figure professionali imprescindibili per ogni azienda).

Ritengo sia doveroso per i non addetti, evidenziare cos’è il marketing…

In senso tecnico il termine “marketing” fa riferimento ai rapporti di scambio che avvengono sul mercato. Il termine inglese marketing, infatti, contiene il sostantivo “market” (mercato), il verbo “to market” (piazzare sul mercato) e il sostantivo verbale “marketing” (l’attività di operare sul mercato). Mercato inteso come luogo in cui si realizzano scambi di beni o servizi tra l’offerta (il venditore) e la domanda (chi necessita di qualche bene/servizio).

Fare marketing significa quindi ascoltare, interagire, trasmettere valore e comunicare con i clienti (coloro che comprano i prodotti/servizi) e consumatori (coloro che utilizzano i prodotti/servizi), studiarne i bisogni e le preferenze per riuscire a soddisfarli nel modo migliore, instaurando una relazione duratura e proficua per entrambi (azienda e consumatore). Ed è il consumatore, quindi, con i suoi bisogni e desideri, ad essere il perno attorno cui ruota il marketing.

Detto questo è conseguenziale che il web diventa il mezzo con cui si può promuovere il prodotto o come in questo caso si vuole promuovere il territorio.

L’incontro di ieri sera a Sapri sicuramente è stato un momento di approccio con tutto un “mondo nuovo” per il nostro territorio…ma è un mondo quello del web in continua evoluzione. Star al passo con le nuove tecnologie mediatiche è fondamentale per chi opera nel settore della ricezione, del turismo, delle comunicazioni…per chi ha voglia ed energie da impiegare al servizio della “crescita” economica e culturale. L’incontro alquanto esaustivo si è rivelato interessante per tutti noi.

Mi piace evidenziare uno slogan citato da un relatore: “pensare globalmente agire localmente”…che racchiude un pensiero filosofico importantissimo per gli “operatori” dell’intero comprensorio.

Mi piace evidenziare, altresì, il “pensiero” di Carriero che invita a “raccontare” la “storia” in modo tale da dare al “pubblico” una sensazione di onestà e di genuinità. Invita ad essere autentici. E che siano gli “operatori mediatici” del posto a consigliare e ad accompagnare il “consumatore“.

 

Mi congratulo e ringrazio tutti gli organizzatori… e Cristiano Carriero per la validità dell’incontro che ha significato un “passo nuovo” verso “nuovi orrizzonti”…per la promozione del nostro territorio.

Con la stima di sempre.

Angelo RISI

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OLIO DI QUALITA’… NON E’ DETTO CHE E’ LONGEVITA’

“…Verde cupo degli immensi ulivi che tendono i rami al cielo…” con questo pensiero estrapolato da una mia poesia: “Cilento terra mia” datata 1986…vorrei parlarvi dell’olivicoltura e dell’olio cilentano…anche perchè mi sono reso conto che da quando scrivo in questo Blog non ho mai “trattato” tale argomento. Lungi da me l’idea di scrivere un vero trattato…ma solo delle riflessioni su questa coltivazione arborea che occupa gran parte del nostro territorio…fornisce l’olio…una fonte di reddito per l’economia del comprensorio.

La cultivar regina è la “Pisciottana”…maestosa…regna un po’ ovunque da monte a valle e fino al mare…laddove si rispecchia in “acque azzurre che lambiscono morbide spiagge”.

La pisciottana è la più antica varietà…inserita nel nostro contesto ambientale in tempi lontani…solo in epoca moderna…da pochi decenni è stata affiancata da altre cultivar (leccino, rotondella, ecc.).

Se un tempo gli uliveti, per la cultura dell’epoca, necessitavano di pochi interventi manutentivi e di nessun trattamento antiparassitario o fitosanitario – tutto veniva lasciato al buon andamento dell’annata – la raccolta (a terra) poi prevedeva tempi lunghi…alcuni anni fino ad inizio estate.

Oggi, invece, per un cambio culturale: per i risultati qualitativi richiesti da un mercato sempre più esigente – per ottenere un prodotto di buona qualità sono necessari dei trattamenti fitosanitari ed una serie di concimazioni. I tempi di raccolta e di lavorazione sono stati ridotti ai minimi termini.

Un proliferare di esperti, assaggiatori e quant’altro…pronti a “giudicare” la qualità…le proprietà organolettiche…e tutto ciò che è necessario per la “valutazione” al fine di trovare spazio sul mercato del nostro olio cilentano.

Mi è toccato finanche di ascoltare qualche politico di turno…che avendo una cultura a 360 gradi (a suo dire è ovvio) ostentando un linguaggio forbito sosteneva che il Cilento non produce olio di qualita’. Detto da chi ha tutt’altri “titoli” e compentenze e che…se gli metti in un piatto una oliva ed un chicco d’uva…quasi sicuramente ha problemi a distinguere l’una dall’altro…ma poco importa…intanto parla…ma va bene così: in questo caso al politico non gli importa di sapere…di approfondire. A lui necessita la visibilità…ergersi a sapiente di ogni cosa…a riscuotere consenso.

Dall’altra parte…grazie alla professionalità e all’impegno di taluni – cultori del territorio e delle sue potenzialità – si parla di olio cilentano DOP…inserito a pieno titolo in un contesto di Eccellenza sia territoriale che nazionale.

Fin qui, polemiche a parte, va tutto bene o quasi.

Dovete sapere che a me piace riflettere…soprattutto quando gli argomenti mi appassionano…come in questo caso per funzioni e competenze…d’altro canto sono un perito agrario…ma anche perchè porsi delle domande è necessario per avere un confronto…per una crescita personale e comunitaria.

Noto delle contraddizioni…in taluni “esperti” dell’agroalimentare e del territorio…in quelli che argomentano sia sulla qualità del prodotto:olio (dei risultati raggiunti), sia sulla tanto “sbandierata” dieta mediterranea. Quasi sempre tanta “cultura” è racchiusa nel medesimo soggetto.

Prima di chiarire meglio ciò che mi “frulla” in testa è necessario ricordare che cos’è e quando “nasce” la dieta mediterranea.

La dieta mediterranea è un modello nutrizionale ispirato ai modelli alimentari diffusi in alcuni paesi del mediterraneo ( come Italia e Grecia) negli anni cinquanta del ventesimo secolo.

Si basa su alimenti tradizionalmente usati nella cucina contadina…tra questi figura l’olio, elemento “cardine”.

Lagane e ceci

Verza e patate

Il concetto di dieta mediterranea è stato introdotto e studiato inizialmente dal fisiologo statunitense Ancel Keys (essendo venuto a conoscenza della “nostra cucina” attraverso i “piatti” della sua governante cilentana (Pioppi): Delia Morinelli, premiata di recente come ambasciatrice della dieta mediterranea ), il quale ne ha dimostrato i benefici effetti sulla longevità e sulla salute.

Ancel Keys

Keys con la moglie Elisabet quando soggiornava in terra cilentana

Delia Morinelli – governante dei coniugi Keys

Non approfondisco questo argomento in quanto chi è interessato avrà modo di ricercare in rete tutto ciò di cui ha bisogno per soddisfare curiosità e colmare lacune.

Evito di parlare delle derrate alimentari necessarie per la dieta mediterranea…che in stragrande maggioranza provengono da altre realtà…a causa l’abbandono dell’agricoltura nelle nostre zone.

Evidenzio, in quanto significativo, che la suddetta dieta sia diffusa nelle aree che si affacciano sul mare mediterraneo dove tradizionalmente vengono coltivati gli ulivi.

E’ risaputo che le tecniche colturali dei secolari ulivi in quegli anni eraro “misere”…potatura, zappettatura,concimazione organica, calce viva al tronco e in rarissimi casi “trattamenti” a base di solo rame.

Nel Cilento gli ulivi erano enormi…solo successivamente sono stati “abbassati” per ovvie esigenze già descrittte. Il prodotto derivato (olio) non veniva classificato. Non si parlava di acidità. In alcuni casi veniva consumato finanche quando per la sua scarsa qualità…corrispondeva all’attuale classificazione di: “lampante”.

Sono figlio di questa terra…sono nato nel 1963…se chiudo gli occhi “rivedo” e “riassaporo” il “pane e olio” della mia infanzia. Non so se la sua gradazione fosse zero o su di lì…so che mi piaceva…e che ancora oggi, per grazia di Dio, sono qui.

Se avessimo quell’olio oggi…sarebbe impensabile commerciarlo…in quanto come in precedenza ho detto: per le leggi del mercato…le caratteristiche e le proprietà organolettiche richieste sono indiscutibili.

Poco importa se per ottenere un olio extravergine…”bombardiamo” la cultivar e l’ambiente di prodotti fitosanitari che salubri non sono. Il fine giustifica i mezzi…direbbe Niccolo Macchiavelli.

Qualcuno dirà: si …ma c’è il biologico…beh…non mi dilungo…è meglio che taccio.

Avviandomi alla conclusione evidenzio la duplicità del pensiero filosofico: da una parte ci vuole un olio “moderno” che trovi spazio nel mercato…dall’altra si parla di “stili di vita sani” (dieta mediterranea compresa) il cui olio era quello dell’annata…forse lampante.

Rinnovo le mie perplessità …ed evidenzio ancora delle contraddizioni in tutto ciò…non me ne voglia alcuno…ma non vorrei che per inseguire troppo la “qualità”…perdessimo di vista la “longevità” che questa terra tanto vantava.

Vi saluto con un video….

Con la stima di sempre!

Angelo Risi

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Ligabue non si ferma ad Eboli…cerca la “bellezza” laddove “abbonda”.

 

Il 6 ottobre 2016 vengono annunciate le prime date del tour che Ligabue terrà nel 2017. Il tour, che avrà luogo nei palasport, sarebbe dovuto partire da Jesolo il 1° febbraio, ma a causa di un edema alle corde vocali che ha colpito il cantante, l’inizio è stato rinviato al 14 febbraio (prima data ad Acireale).

Al Pal’Art Hotel di Acireale per la prima nazionale del tour “Made in Italy- Palasport 2017”…mentre sullo schermo scorrevano le immagini di Riko (il personaggio fittizio protagonista dell’ultimo album) Luciano raccontava:

“Riko è uno che nella vita è messo così così e che non ne può più delle infinite umiliazioni fiscali e sociali che è costretto a subire in questo Paese”. E così ripercorre tutta la storia di Riko, seguendo l’ordine di scaletta dell’album “Made in Italy”: porta il pubblico a bere alla Barakka del venerdì,  fra le mura domestiche di una relazione prosciugata, ad osservare chi perde il lavoro e a tirare un sospiro di sollievo perché non è capitato anche a te, a scatenarsi nella giungla delle favole dimenticate dove “chi vuol sopravvivere deve cambiare”, a trovare una ragione per restare, per rincominciare, per stare svegli al limite dei sogni,  per amare questo Paese e per scoprire che in fondo “parte sempre da dentro ogni momento di felicità”.

 

Il giro proseguirà sino al 26 maggio, giorno in cui il “Made in Italy – Palasport 2017” farà tappa al Palaflorio di Bari. Numerosi i concerti, a cui vanno aggiunte due tappe estere: una a Lugano (Svizzera) e una a Bruxelles (Belgio).

 

Luciano Riccardo Ligabue, conosciuto semplicemente come Ligabue o Il Liga , è un cantautore, chitarrista, regista, scrittore, poeta e sceneggiatore italiano.

È uno tra gli artisti italiani di maggior successo ed ha ricevuto due Targhe Tenco, un Premio Tenco e un Premio Le parole della musica. Detiene inoltre il record europeo di spettatori paganti per un concerto di un singolo artista.

Ha vinto negli oltre 25 anni di carriera più di sessanta premi per ciò che concerne la sua attività musicale, cinque premi per quanto riguarda l’attività di scrittore e infine dieci onorificenze per la sua attività cinematografica.

 

In occasione delle due tappe al PalaSele di Eboli (27 e 28 febbraio) il rocher di Correggio con la band e chitarra in spalla ha visitato gli scavi di Paestum.

 

Il cantante romagnolo è rimasto incantato dalla bellezza dei templi di Paestum, tanto da scattarsi una foto nel parco archeologico e postarla sul proprio profilo Facebook con la didascalia “bellezza che abbonda”.

 

E un’altra sul litorale cilentano…

Nella prima delle due tappe …ad Eboli c’ero anch’io…

 

all’apertura del concerto un coro unico…ha fatto vibrare il PalaSele….

 

Il rocker, amatissimo da intere generazioni ha entusiasmato tutti con….

 

 

Ligabue | Made In Italy Tour | Scaletta Eboli 27 febbraio 2017

 

La vita facile
Mi chiamano tutti Riko
È venerdì, non mi rompete i coglioni
Vittime e complici
G come giungla
Ho fatto in tempo ad avere un futuro
L’occhio del ciclone
Dottoressa
I miei quindici minuti
Made in Italy
Un’altra realtà

Sulla mia strada
Bar Mario
L’Odore del Sesso
Questa è la mia vita
Leggero
Quella che non sei
Il meglio deve ancora venire
Non è tempo per noi
Lambrusco & pop corn
Piccola stella senza cielo
Balliamo sul mondo
Tra palco e realtà

Certe Notti
Urlando contro il cielo

 

 

 

Tante parole, tanta musica, tanta emozione…tanta bellezza .

A conclusione di concerto…un tripudio….

 

Concludendo …posso affermare che Ligabue non si è fermato ad Eboli…è andato alla ricerca della “bellezza”…che abbonda ovunque. Ha omaggiato la terra e il mare che “già incantava gli antichi greci”…e con la sua musica ha inebriato menti e cuori …aprendo le porte alla bellezza.

Alcune foto sono state prese dalla Pagina Ufficiale di Ligabue…per le altre ringrazio Anna Ida Guida.

Un rigraziamento di cuore al grande artista Ligabue per la sensibilità avuta verso la terra cilentana… e a voi tutti un abbraccio.

Con la stima di sempre

Angelo Risi

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Cilento Bike & Trekking … Monte Bulgheria e dintorni

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Tempo fa il mio caro amico Giovannino Carrano mi chiese di scrivere di un nuovo itinerario in territorio cilentano che avrebbe potuto percorrere.

Premesso che non è la prima volta che si avventura nel nostro Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e degli Albuni, ma già altre volte ha percorso degli itinerari… ricordiamo anche una sua impresa attraversando il Parco da nord a sud, in due senza assistenza scalando le 4 vette più alte del Cilento per promuovere le bellezze del nostro territorio.

Qui il video di presentazione di qualche anno fa sul TG Regionale:

Premesso altresì che il Carrano della passione per la bici ne ha fatto una professione … vi invito a visitare la pagina del suo progetto nazionale Italy Bike Friendly 

Per darvi un’idea della sua professionalità… un video girato in occasione della sua partecipazione al Tuscany Trail – edizione 2015

Cos’è il Tuscany Trail?

Non è una gara, è un’avventura, in altre parole un’esperienza: un’ inusuale, eccitante e incerta esperienza di bikepacking. Non è supportata, ovvero c’è una partenza comune e una traccia GPS, ma nulla di più. Ognuno deve pianificare il percorso dando ascolto alle proprie necessità e attitudini o ascoltando ciò che il loro corpo comunica. Ci sarà chi sfiderà se stesso e chi lo prenderà con calma, godendosi lo splendido paesaggio. 640 km, con un dislivello di 12000 mt., dove metà di questi sono su strade sterrate e sentieri.

Giovannino Carrano tra l’altro è stato il fondatore ed organizzatore dell’evento: Campania Crossing – un percorso lungo 590 km, dalla provincia di Caserta a quella di Salerno.

Il Campania Crossing è stata la prima avventura in autonomia per mountain bike in Campania, non una gara contro un avversario ma contro se stessi.

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Campania Crossing – Unsupported Bicycle Adventure

Giovannino Carrano è anche, Guida di MTB dell’Accademia Nazionale di Mountain Bike …

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Un viaggio in tandem alla scoperta del nostro territorio: il Cilento
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Ritorniamo a noi… all’itinerario che avrei dovuto designare e descrivere…

Come spesso accade ci si prende tempo…il Cilento è una vasta area…un territorio variegato con splendidi scenari…non mi sentivo di decidere il percorso…anche perchè da cilentano verace vi è in me una sorta di campanilismo…volevo consigliare e descrivere un itinerario quanto più vicino a me.

Intanto il tempo è sfuggito ….e la scelta è avvenuta:

Cilento Bike & Trekking tra selvagge calette e olivi millenari

Un tour di due giorni immersi nel Cilento, tra mare monti, PEDALEREMO tra olivi millenari e paesaggi rurali, dove il tempo sembrerà essersi fermato per ascoltare storie di briganti, leggende mitologiche e tradizioni cilentane, PERCORREREMO in bici e trekking, uno dei sentieri più affascinanti del nostro territorio, che attraversa la macchia mediterranea e si affaccia su bellissime calette come “Il Pozzallo”, “Cala Bianca” e “Baia Infreschi”, SOSTEREMO su spiagge selvagge, ascoltando il rumore delle onde con la sensazione di salsedine sulla pelle. PARTIRETE con la certezza di ritornare! Questo è il Cilento!

Notizia che ho accolto con entusiasmo in quanto il percorso è vicino a me…e comunque mi sono sentito in colpa per non aver consigliato.

Aspettavo…sentivo che qualcosa avrei dovuto dire…che qualcosa succedeva.

E’ di qualche giorno fa la notizia che è volontà delle amministrazioni locali realizzare una pista ciclabile…

progetto ciclabile

io san sev

ponte san seve

 come è attuale la notizia:

 

In Cilento si discute di riqualificazione territoriale, il via al #cantierejazzi sul Bulgheria

iazzi

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Dare nuova vita agli jazzi abbandonati, rifugi temporanei per il ricovero di pastori e animali, e rigerenare l’area del monte Bulgheria nel basso Cilento. Se ne discuterà sabato 25 febbraio a Marina di Camerota al Vecchio Frantoio a partire dalle 10:30. La giornata, organizzata nell’ambito del progetto Jazzi, inaugura un ciclo di incontri e tavoli di lavoro per facilitare il dialogo tra le diverse aspirazioni della comunità cilentana e per avviare un processo collaborativo con l’obiettivo di sviluppare un progetto condiviso di rigenerazione dell’area del Monte Bulgheria.

Tale progettualità dà un input nuovo al territorio… e considerando che a Celle di Bulgheria negli ultimi anni grazie all’Associazione Bike Team – Solo per passione … sta nascendo la cultura per la bicicletta …

difatti la stessa organizza la manifestazione… pedaliamo insieme…

Pedaliamo a Celle e Poderia

PEDALANDO…. SI CRESCE

Passione per la bici che ha spinto l’Associazione ad organizzare un evento oltre i confini nazionali…pedalando fino in Bulgaria:

CELLE DI BULGHERIA E VELIKI PRESLAV UNITI ANCHE DALLA BICI. UN VIAGGIO DI 1333 KM SU DUE RUOTE

In ripresa anche le attività di trekking…numerose sono le associazioni che organizzano escursioni sul monte Bulgheria.

monte bulgheria

Insomma un territorio in fibrillazione…un risveglio per tutto ciò che riguarda le attività sportive…a contatto con la natura e i luoghi…per vivere la salubrità degli ambienti e i suoi derivati.

Scrivevano i latini: “ mens sana in corpore sano” – La frase, che significa “mente sana in corpo sano” è contenuta in una frase di Giovenale. In questo scritto il poeta latino del I secolo d.C. critica gli uomini che si danno da fare per ottenere ricchezza e fama, a suo dire effimere e dannose. Secondo Giovenale, erano invece solo due i beni per cui valeva la pena invocare gli dèi: la salute della mente e quella del corpo. Dice infatti: “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano” (“Bisogna pregare perché ci sia una mente sana in un corpo sano”. Oggi la frase, in voga nelle associazioni sportive del 1900, ha assunto un significato un po’ diverso, influenzato dalle moderne conoscenze: mantenere il corpo in forma aiuta anche la salute del cervello. È infatti dimostrato che l’attività fisica previene le malattie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer).

Quindi possiamo affermare che quando la mente e il corpo sono sani….si possono gustare i piatti della tipicità locale…che da me trovano la massima espressione in occasione dell’annuale fiera gastronomica “ A Cillisi” nella seconda decade di agosto:

a cillisi1

a cillisi 2

 

https://www.facebook.com/groups/457945740979490/?fref=ts

Mio caro amico Giovannino…mi scuso per non aver adempiuto a quanto dovevo…ma credo di aver scritto uno dei tuoi prossimi “itinerari” in terra cilentana: “ Alle falde del Bulgheria”. Intanto, ti auguro di godere appieno delle bellezze e dell’ospitalità della nostra terra nel percorso:

Cilento Bike & Trekking tra selvagge calette e olivi millenari

Un territorio inteso come “cultura”, va sostenuto attraverso la tutela, la valorizzazione e la promozione delle molteplici attività che sono alle radici del suo “patrimonio” e ne costituiscono l’articolata espressione.

Un abbraccio a voi tutti…con la stima di sempre!

Angelo RISI

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PARLARE IL DIALETTO NON E’ MALEDUCAZIONE MA…”ARTE”

 

Secondo l’enciclopedia Treccani :

dialètto s. m. [dal lat. tardo dialectos, femm., gr. διάλεκτος «lingua», der. di διαλέγομαι «parlare, conversare»]. – Sistema linguistico di ambito geografico o culturale limitato, che non ha raggiunto o che ha perduto autonomia e prestigio di fronte a un altro sistema divenuto dominante e riconosciuto come ufficiale, col quale tuttavia, e con altri sistemi circostanti, forma un gruppo di idiomi molto affini per avere origine da una stessa lingua madre: i d. d’Italia derivati dal latino; i d. italiani e la lingua nazionale (analogam., i d. francesi, spagnoli, tedeschi); il d. veneto, romagnolo, calabrese (ma anche al plur., per indicare le diverse varietà di una stessa regione: i d. liguri, lombardi, siciliani; o aggruppamenti più ampî: i d. dell’Italia centromeridionale); il d. di Bergamo, di Catania, di Avellino; parlare, scrivere in d., e parlare, capire un d.; letteratura, poesia, commedie in d.; chi ha smesso di usare il d. è uno che ha rinunciato a un grado di intimità col proprio mondo e ha stabilito distanze (Erri De Luca). Con riferimento alla Grecia antica, si definiscono dialetti le principali varietà di lingua ellenica (attico, dorico, ionico, eolico) precedenti all’affermazione del tipo attico come lingua comune. D. italici, denominazione impropria delle lingue dell’Italia antica, parlate prima dell’affermazione del latino.

Dopo questa premessa diventa quasi superfluo esprimere considerazioni in merito all’uso del “dialetto” nel linguaggio quotidiano…vi evidenzio appena la considerazione di Erri De Luca :

i dialetti dell’Italia centromeridionale); il dialetto di Bergamo, di Catania, di Avellino; parlare, scrivere in dialetto, e parlare, capire un dialetto; letteratura, poesia, commedie in dialetto; chi ha smesso di usare il dialetto è uno che ha rinunciato a un grado di intimità col proprio mondo e ha stabilito distanze”.

Condivido appieno il suddetto “pensiero”…ed è proprio in virtù di una “vicinanza” al mio “mondo” e alle mie “radici” che spesso scrivo e parlo il “mio dialetto”…incomprensibile per tanti…ma questo si sa …i vocaboli usati cambiano da luogo a luogo…molte volte nello stesso ambito territoriale.

Ho deciso di scrivervi leggendo un link in facebook che recita:

“Parlare il dialetto non è maleducazione…ma “arte”.

Il dialetto fa parte della nostra cultura e va salvaguardato.

Il dialetto è amore per le nostre origini”.

 

Il messaggio è chiaro e condivisibile.

Mi piace evidenziarvi un mio link in facebook datato nove settembre duemilaquattordici: acqua ca nun camina feti (acqua che non scorre puzza)”, scritto per gioco…ma che ha raccolto numerosi commenti. In esso vengono citati detti, proverbi e modi di dire cilentani…che consiglio di leggere…chissà che non vi sovviene alla mente qualche “espressione” sentita almeno una volta durante la vostra vita…soprattutto a voi che per lavoro avete lasciato la vostra terra per emigrare altrove.

“Acqua ca nun camina feti”…quanta saggezza in poche parole. Il camminare…il viaggiare diventa necessario per la conoscenza…per l’arricchimento culturale …per la sopravvivenza…per ritrovare se stessi. L’acqua che ristagna “puzza”, quella che cammina “rigenera” vita…arriva al mare…evapora…diventa pioggia.

Non mi dilungo per non tediarvi…vorrei, per quanto sopra detto, che il dialetto sopravvivesse ai tempi “moderni”…venisse “trasmesso”alle nuove generazioni ( questo sarà possibile solo parlandolo e scrivendolo). Siamo il “Parco Nazionale del Cilento,Vallo di Diano e degli Alburni”…siamo “Patrimonio dell’umanità”…Dobbiamo “camminare”…conservando le nostre “origini” …u sangu nun addà divintà acqua (il sangue non deve diventare acqua).

Vi abbraccio con la stima di sempre!

Angelo Risi

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Siamo il sud… siamo il “caldo” della…..neve.

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Gran parte del Sud e del Cilento negli ultimi giorni a causa avverse condizioni metereologiche ha vissuto situazioni inusuali. Non essendo noi preparati ad affrontare “emergenze”…non pochi sono stati i disagi che hanno creato il gelo e la neve che ha “inondato” anche le basse quote.

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Ma non è di questo che voglio parlare bensì di quello che di positivo ho visto …in rete vi è stata una “valanga” di foto, video e quant’altro. Immagini di ogni singolo centro abitato, piccolo o grande…di interi territori che ricoperti di un manto candido mi hanno lasciato “incantato”.

E’ stata l’occasione per rivedere e scoprire borghi e paesi che non conoscevo. Magia della rete …che con selfie, foto panoramiche…ha creato involontariamente una campagna pubblicitaria per il territorio.

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(foto di Anna Ida Guida)

 

Quando ieri, dopo giorni di freddo e gelo, la neve finalmente è arrivata anche da me…non vi nascondo che mi sono ancora una volta emozionato…tant’è che subito ho postato in facebook un video…

Tante le visualizzazioni, i like, i commenti…segno tangibile che la neve emoziona sempre.

Tante le fotografie che ho visto in rete…tante mi sono piaciute e ho messo un like.

Svariate le situazioni e i luoghi…mi hanno colpito molto le immagini dei bambini …che mi hanno riportato ai tempi della mia infanzia.

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Con la caduta della neve è come se di colpo ritornassimo tutti bambini…quel manto soffice, bianco che copre tutto…al punto da far apparire anche il più squallido dei luoghi…magico…incantato…come nelle fiabe.

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E’ in questi giorni che si riscopre il tepore del camino…

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Magari gustando una “pasta e fagioli”…

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fagioli coltivati nella nostra terra…ora coperta dalla neve. Terra…dormiente…per rigenerare vita nella prossima stagione calda.

A tal proposito mi sovviene un detto: “sotto la neve pane, sotto la pioggia fame”…vale a dire che per la terra e la sua fertilità …la neve è un “toccasana“.

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Ricordando i tempi della mia infanzia…ad ogni nevicata si preparava la “subbetta”…una sorta di granita (neve, zucchero, caffè, succo di arancia e liquore a piacere)…

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E’ meraviglioso e sorprendente scoprire con quanta forza la natura nella sua bellezza “esplode” anche in pieno inverno…le rose che sopravvivono al gelo.

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Non poteva non nevicare nel mio paese…affidato alla protezione della Madonna delle Nevi…

 

Quanta emozione e vita in ogni nevicata…siamo questo: Cultura, Natura, Tradizioni…Leggende e Verità.

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Siamo il sole e il mare….

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(foto di Metaponto – Il meteo)

 

Siamo il sud… siamo il “caldo” della…..neve.

Vi abbraccio, con la stima di sempre!

Angelo Risi

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“PRESEPE VIVENTE AL BORGO” – QUANDO LA SALITA DIVENTA ELEVAZIONE DELLO SPIRITO

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Il primo presepe vivente della storia fu opera di San Francesco da Assisi, nel borgo di Greccio, presso Rieti, nel 1223.

Il presepe vivente è una tradizione cristiana consistente in una breve rappresentazione teatrale che ha lo scopo di rappresentare, con l’impiego di figuranti umani, la nascita di Gesù in una scenografia che viene costruita per ambientare la vicenda della Natività.

Il 29 e 30 dicembre nel Borgo medioevale di San Severino di Centola – ambiente naturale- si è rappresentato “Presepe vivente al Borgo”- Una manifestazione culturale che nasce nel 1993 – dopo qualche anno di pausa dovuta ad interventi manutentivi – quest’anno è ritornata in tutta la sua “grandezza”. Ha lo scopo di valorizzare il luogo e di far conoscere il territorio, e coinvolgere i giovani in una realtà che fu.

Come sempre… sensibile a questo tipo di manifestazione – culturale, contattato dall’organizzazione dell’evento, prontamente mi sono reso disponibile a partecipare.

Il luogo è uno dei più suggestivi del Cilento…è un borgo medioevale abbandonato sovrastante la valle del fiume Mingardo, che qui scava una stretta forra chiamata Gola del Diavolo. Risale al decimo, undicesimo secolo e serba tracce delle varie epoche storiche fino al novecento, conservando le rovine di un castello e di una chiesa. Secondo l’umanista Pietro Summonte, il villaggio prese il nome dalla Famiglia Sanseverino, la più potente e ricca nel Principato di Salerno, con i Normanni prima e nel Regno di Napoli poi con gli Angioini e Aragonesi.

Ma non è della storia del luogo che voglio parlarvi bensì delle emozioni che si provano, in questa occasione, percorrendo i selciati che dalla valle conducono alla sommità del promontorio.

Lungo il percorso, un “viaggio” fra tradizioni, mestieri, usi e modi di fare che portano alla conoscenza di un tempo che fu…vissuto in religioso silenzo…la voce narrante conduce oltre il tempo che il Borgo ha segnato…alle origini….alla natività.

I figuranti, quasi la totalità degli abitanti del nuovo insediamento a Valle, rappresentano scene di vita quotidiana dei “tempi andati”.

La salita di Maria e Giuseppe al Borgo diventa per tutti …quasi una elevazione dello spirito. Più si sale verso la sommità…più si ha la sensazione di lasciare a Valle ogni sorta di “preoccupazione”…quasi che il “tempo” fosse ritornato indietro.

La semplicità del luogo e degli spaccati di vita quotidiana…fanno “dimenticare” il progresso del tempo attuale.

E poi la musica..e i cori…l’odore del muschio che ricopre la roccia…le torce che illuminano la notte…tutto è suggestivo …tutto entra nell’animo di ogni visitatore.

Si respira una cordialità e un’accoglienza che rende magico l’incontro con il luogo e i suoi abitanti.

Vi lascio una carrellata di foto per rendere l’idea di quello che è il “Presepe vivente al Borgo”.

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Ho cercato di tutelare i volti  nel rispetto delle norme…ho acquisito consenso alla pubblicazione. Se violazione vi è contattatemi e provvederò alla rimozione delle immagini che vi riguardano.

A voi tutti giunga il mio abbraccio con i migliori auspici per un Felice anno nuovo!

Con la stima di sempre!

Angelo Risi

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