Coronavirus, dalla globalizzazione agli abissi della paura

Il fenomeno della globalizzazione avviato alla fine del ventesimo secolo e raggiunto il suo culmine all’inizio del ventunesimo ha investito ogni ambito della nostra vita: da quello sociale a quello culturale.

Nel mondo globalizzato di oggi, in cui le economie nazionali sono sempre più interdipendenti, il commercio non ha quasi più barriere, le comunicazioni sono di una semplicità disarmante, anche da un lato all’altro della Terra, le multinazionali, proprio grazie a questa capillarità economica, hanno iniziato a mettere in atto un processo di delocalizzazione produttiva molto rischioso. Hanno cioè spostato parti o addirittura intere produzioni nei Paesi meno sviluppati e lo hanno fatto per godere di diversi vantaggi: costo della manodopera inferiore, tassazione ridotta e meno regole da rispettare anche per la difesa dell’ambiente. Quest’ultimo punto non deve essere sottovalutato. Le multinazionali approfittano di questa situazione per non rispettare le regole rigide imposte nei Paesi più sviluppati. Questo significa che spostano l’inquinamento massiccio e spesso senza ritegno nelle zone dell’Est o del Sud del Mondo, perchè qui i governi non hanno ancora intrapreso politiche di tutela ambientale rigide. Il problema del degrado ambientale, però, non può essere spostato: investe tutto il mondo e la globalizzazione rischia di peggiorare ulteriormente una situazione già fortemente compromessa. E’ in questo lato oscuro che, da sempre, mi sono chiesto quanto fosse tutelata la salute dell’uomo.

Detto questo mi piace ricordare che nel 1948 fu istituita l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – Agenzia delle Nazioni Unite specializzata per le questioni sanitarie – vi aderirono 194 Stati Membri di tutto il mondo divisi in 6 regioni (Europa, Americhe, Africa, Mediterraneo Orientale, Pacifico Occidentale e Sud-Est Asiatico). L’Italia ha aderito ufficialmente all’OMS in data 11 aprile 1947. Secondo la Costituzione dell’OMS, l’obiettivo dell’Organizzazione è “il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute”, definita come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”.

Quindi due degli obiettivi principali dell’OMS sono sicuramente: quello di promuovere lo sviluppo e incrementare la sicurezza sanitaria e quello di potenziare i sistemi sanitari e mettere a frutto la ricerca, le informazioni e le evidenze scientifiche.

Detto questo veniamo ai nostri giorni. Una grave emergenza sanitaria a seguito contagio di “coronavirus” con partenza “Cina” ha lentamente allarmato e investito tutto il pianeta Terra. Al di là delle teorie complottistiche, appare quantomeno strana la confusione di informazioni scientifiche e di sicurezza.

Il virus compare a Wuhan a dicembre 2019 e l’undici gennaio è confermata la prima vittima nel paese e il 13 il primo decesso fuori confine, in Thailandia. Poi si registrano casi in Usa ed Europa. Il trenta gennaio l’OMS dichiara l’emergenza globale e l’undici marzo la Pandemia. Il governo italiano in data 31 gennaio dichiara emergenza sanitaria per sei mesi.

Tutto quello che è successo in Italia e nel mondo è sotto gli occhi di tutti, come ognuno ha visto i provvedimenti intrapresi a Wuhan e sappiamo tutti che Il 31 dicembre 2019 le autorità cinesi hanno informato l’Organizzazione mondiale della Sanità che “nella metropoli si è verificata una serie di casi di simil polmonite, la cui causa è però sconosciuta: il virus non corrisponde a nessun altro noto.”

Ora io mi chiedo come mai tante ipotesi?

Abbiamo ascoltato tanti virologi con teorie discordanti: se per qualcuno si trattava di una banale influenza per qualcun altro si trattava di un virus letale.

Abbiamo anche vista una lentezza nell’adozione di misure restrittive atte a circoscrivere i territori contagiati.

Ogni paese, lentamente, ha intrapreso le misure che ha ritenuto e ritiene opportuno. Sembra finanche che l’Italia sia stata la scuola.

Appare scontato, a mio sommesso avviso, chiedersi dove fosse l’Organizzazione Mondiale della Sanità? Quella che ha fra i suoi obiettivi: la promozione dello sviluppo e incrementare la sicurezza sanitaria e di potenziare i sistemi sanitari e mettere a frutto la ricerca, le informazioni e le evidenze scientifiche.”

Come mai l’OMS non ha dettato delle “Linee guide uniche” per tutte le Nazioni?

E’ sotto gli occhi del Mondo la situazione. Ogni Governo ha deciso modalità e tempi. Ogni virologo ha detto la sua. Ho avvertito inadeguatezza e improvvisazione, così come avverto tempi bui e lunghi.

Ho avvertito inadeguatezza e improvvisazione, così come avverto tempi bui e lunghi.

Una globalizzazione che doveva investire ogni ambito della nostra vita,da quello sociale a quello culturale, ha precipato l’uomo negli abissi della paura… come un nuovo “diluvio universale”.

Angelo Risi

photo: ILPost

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