ELEZIONI POLITICHE 2018 – C’E’ UN’ITALIA DA RIFARE.

E’ una Italia divisa in due, e forse tre, la fotografia che si è profilata all’indomani delle elezioni politiche del quattro marzo.

Una immagine che neppure il più navigato dei politici si sarebbe mai sognata, eppure i sentori dei malcontenti e della sfiducia nei partiti si avvertivano da lunghissimo tempo. E’ stato un grido di liberazione del popolo del sud, che ha riposto fiducia nel “movimento cinque stelle”, così come il popolo del settentrione nella “Lega”- nata dall’unione di movimenti popolari.

I motivi che hanno spinto gli elettori a dare fiducia a tali schieramenti anti-sistema anzinchè ai partiti tradizionali sono facilmente comprensibili, in quando già da tempo il popolo italiano da nord a sud, isole comprese, manifestava dissenso verso la partitocrazia per i motivi che tutti noi conosciamo: interessi privati, corruzione e quant’altro. Considerando che mai l’Italia è stata unita da un progetto politico comune, tant’è che ancora oggi è grande il divario tra settentrione e meridione, tra periferie e città, tra ricchi e poveri; facile è stato rivendicare l’orgoglio del proprio voto e il senso di appartenenza al territorio. Ognuno si è sentito libero e convinto di esprimere un forte dissenso verso i “professionisti” della politica che per raggiungerei i loro fini giustificano i mezzi. Troppo ci sarebbe da scrivere a livello nazionale, mi limito a  quanto è successo vicino a me, quale esempio di mal costume ed eclatante sconfitta politica. Una singolare petizione di quattrocentosettanta amministratori cilentani per sponsorizzare la candidatura in Parlamento di Franco Alfieri, firmata anche da quei personaggi che affollavano la sala conferenze dell’hotel Ramada nel novembre duemilasedici, allorquando il governatore De Luca dettò le norme di comportamento a favore del sì al referendum costituzionale, invitando tutti a emulare lo stile clientelare-politico del buon Alfieri. Nacque il “patto delle fritture di pesce”.  Un patto che non bastò a Renzi per far approvare la sua riforma e nemmeno è bastato ad Alfieri per entrare in Parlamento. Il popolo non solo non dimentica ma non vuole essere comprato ne tantomeno venduto per una “frittura di pesce”.

Se è vero che la frase, estrapolata da un discorso, fu strumentalizzata; è anche vero che un Governatore di Regione non avrebbe dovuto teatralizzare una questione delicata come una consultazione referendaria elargendo “doni” e “titoli” che ledono la dignità dell’uomo e dell’elettore. Non mi dilungo sui comportamenti e le esternazioni del Governatore in merito all’inchiesta di Fanpage. Troppo ci sarebbe da dire. Vero è che anche quelli hanno contribuito alla batosta elettorale del PD e alla sconfitta a Salerno del figlio Piero, battuto dal candidato del Movimento cinque stelle: Nicola Provenza. Piero De Luca e Paolo Siani, candidati del Partito democratico in Campania entrambi sconfitti nei rispettivi collegi uninominali di Salerno e Napoli-San Carlo all’Arena, entreranno per la prima volta alla Camera dei Deputati grazie al listino bloccato, intanto Caserta resterà senza deputati. Tanti i ripescati su tutto il territorio nazionale, ex ministri, nomi noti e consumati che avendo perso nei collegi uninominali entrano dalla “porta” del proporzionale. Una storia tutta italiana. Pazienza.

Ma ritorniamo a noi, in Cilento, nella circoscrizione Campania due, Franco Alfieri (35mila voti) è stato superato dalla candidata del Movimento cinque stelle Alessia D’Alessandro (42mila voti) che su Facebook tramite un video messaggio ha ringraziato tutti e ha dichiarato: «Per me l’esito registrato  è un esito di pieno successo, perché siamo finalmente riusciti a liberarci dall’uomo che per tanti anni ha deturpato questi territori, di un uomo che è conosciuto per la politica clientelare e che non ha seguito gli interessi della collettività ma solo quello di certi ceti interessati». 

https://www.facebook.com/AlessiaDAlessandro.MoVimento5Stelle/

 

Leccarsi le ferite oggi non serve a niente. Servono piuttosto riflessioni da parte di chi amministra le comunità ed è convinto di “gestire” a suo piacimento sia la cosa pubblica che le volontà politiche dei cittadini. C’è da dire anche che a nulla è servita una nuova legge elettorale se non ad ingarbugliare la situazione politica già tanto compromessa e a salvare qualche protetto o figlio di papà. Ha generato dissenso finanche il fatto che i candidati “calati” dall’alto non sempre sono l’espressione di un territorio. Una politica, quella dei partiti, e comportamenti, quelli dei soggetti interessati, che negli anni hanno assunto sempre di più le connotazioni e le caratteristiche di una vera casta.

Come poteva il sud e il popolo non ribellarsi a tale sistema partitocratico?

Ha fin troppo resistito …sopportando ogni tipo di “delitto” verso la democrazia e di “sopruso” verso la civiltà ed ha reagito con l’unico modo che gli era possibile: recandosi alle urne e votando il movimento cinque stelle. Una forza giovane e nuova.

Il sud ha votato senza pensare agli scenari politici che si profileranno ma con la consapevolezza di lasciarsi dietro i vecchi partiti composti da vassalli, valvassori e valvassini.

Dopo centocinquant’anni e più riecheggiano ancora le parole di Massimo D’Azeglio:«Abbiamo fatto l’Italia. Ora si tratta di fare gli italiani».

Tanto sangue e tante vite sono state sacrificate per avere un’Italia e un popolo italiano unito, eppure fatta l’Italia forse bisogna ancora fare gli italiani.

Sono convinto che dove non si è riusciti il quattro marzo si provvederà in futuro. Viva il sud. Viva l’Italia di domani.

Vi abbraccio con la stima di sempre!

Angelo Risi

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6 commenti

  1. Io ho molta fiducia in te, Ernesto, apprezzo la tua intelligenza e la tua passione politica, onesta e generosa. Proprio per questo non capisco come non ti renda conto che il vero grosso ostacolo alla nostra crescita è proprio Renzi. Come facciamo a dibattere, a studiare, a confrontarci, ad approfondire se lui, il segretario, il primo imputato di questa catastrofe, già si è autoassolto e decide unilateralmente di continuare a dare ordini? Non ci rendiamo conto che ormai sono anni che continua a prendere decisioni nel chiuso del suo studiolo senza consultarsi con nessuno, tanto meno con il partito? Come fai a difenderlo? Chiude ogni porta al dibattito, alla dialettica, al dissenso, come preso da un raptus di onnipotenza patologica. Dobbiamo liberarcene, Ernesto, lo so che è doloroso ma è il primo dei nostri compiti. Poi lascia stare i miseri resti di LeU, nessuno di noi che critica Renzi in questo momento vuole tornare indietro al socialismo novecentesco. Vogliamo andare avanti su quella strada che qualche anno fa sembrava ci avesse indicato proprio Renzi e che oggi sta tradendo giorno dopo giorno. Gentiloni, Calenda, Minniti, Veltroni, Fassino, Martina, Cuperlo, Orlando, Franceschini, Macaluso, Prodi, Pisapia ecc ecc, è possibile che siano tutti scemi e solo lui, Bonifazi e Lotti gli intelligenti? Non facciamo ridere i polli, Ernesto. Un abbraccio Sergio

  2. 661 voti,: Oltre 1200 per la D’Alessandro e 972 di Alfieri. Boom di voti per la Ferraioli anche a Polla che è riuscita ad ottenere oltre 1200 preferenze,  829 voti per la D’Alessandro, mentre Alfieri ha ottenuto 560.

  3. Caro direttore, direi che la sua analisi lascerebbe ad Alfieri a differenza di De Luca ancora una chance. Difficile, ma possibile. Forse perché, volendo usare una metafora, Franco Alfieri ha mantenuto spazi di accesso rispetto al “muro di gomma” eretto dall’ex sindaco di Salerno

    1. E’ ovvio che ho voluto evidenziare appena i “danni” fatti da un certo tipo di politica…che ha portato all’allontanamento dagli elettori. Il risultato elettorale a livello nazionale ne ha fornito un’ampia panoramica. Concordo con quanto scritto e la ringrazio per il commento.

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