Preti gay e chat erotiche, nel dossier inviato alla Curia sette i nominati della diocesi di Teggiano-Policastro

 

Francesco Mangiacapra è un giovane avvocato di Napoli che dopo anni di precariato ha deciso di vendersi. Ora è il più richiesto e più pagato prostituto della città.

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/12328862/francesco-mangiacapra-avvocato-prostituto-militari-preti.html

E’ passato alle cronache per aver denunciato pubblicamente le tristi vicende sessuali di alcuni sacerdoti, torna a far tremare la curia e lo fa questa volta svelando i nomi e i vizi di oltre cinquanta tra preti e seminaristi gay del mezzogiorno.

L’ex avvocato ha reso note queste condotte in un suo libro “Il Numero Uno. Confessioni di un marchettaro“, edito da Iacobelli, volume in cui ripercorre la sua storia di avvocato che ha scelto di diventare gigolò, preferendo vendere il corpo piuttosto che svendere il cervello, diventando amante di numerosi sacerdoti. Un testo politico, quello di un prostituto politico: così lo ha definito il sociologo e storico francese Frédéric Martel.

 

Il gigolò annunciò la cosa lo scorso 14 dicembre 2017 ad Aversa, nel casertano, durante la presentazione del suo libro organizzata da La Rampa.

Poi non potevano mancare commenti sul caso di Don Crescenzo Abbate, il parroco di Succivo finito nel ciclone mediatico per una estorsione ai suoi danni messa in atto da due giovani per un “video hard”.

Per Mangiacapra, il caso Don Crescenzo è solo la punta di un iceberg. Nei prossimi giorni presenterò un dossier che conta decine di nomi di sacerdoti del Sud Italia, anche dell’agroaversano, ma soprattutto mille pagine di allegati circostanziato, verificabili e verificati. Prove inconfutabili di attività sessualmente attivi e situazioni assurde.

“Diversamente da un padre di famiglia che tradisce i suoi familiari, il prete ha una responsabilità collettività rispetto al ruolo che rappresenta, una comunità che lo segue. Quel sacerdote non tradisce una sola persona ma tutti. Quell’abito non è un lavoro ma una vocazione.”

 

 

Un dossier di circa 1200 pagine è quello che Francesco Mangiacapra,  definito l’escort dei preti e testimone chiave e principale accusatore anche nel processo contro Don Luca Morini (Don Euro), il sacerdote originario di Vecchiano, per anni sul pulpito a Massa-Carrara e in Lunigiana, finito al centro di una indagine tra soldi ed escort. Mangiacapra ha redatto il dossier, contenente nomi, cognomi, telefoni, contatti, fatti e soprattutto prove, dopo anni di indagini e contatti con oltre cinquanta tra sacerdoti e seminaristi viziosi del sud Italia.

“Redigo questo catalogo di mele marce – dice Mangiacapra – non con l’intento di gettare fango sulla Chiesa ma con quello di contribuire a estirparne il marcio che contaminerebbe tutto quanto c’è di integro. L’elenco e le prove fornite negli allegati non sono esaustivi di tutto il campionario che ho incontrato negli ultimi anni perché in molti casi non sono riuscito a raccogliere informazioni e materiale probatorio utili: molte notizie tuttavia sono già note ad alcuni vescovi che anziché agire, avallano questi comportamenti. Al solito i presuli si svegliano solo quando si montano i casi mass-mediatici: mi auspico che questa volta i vertici della Curia possano prendere provvedimenti concreti e svolgere i doverosi accertamenti prima che i vizi dei religiosi che segnalo diventino di dominio pubblico tramite la stampa. L’atteggiamento di quei Vescovi già informati e che ancora non hanno preso provvedimenti è omertoso perché un vescovo, informato con dovizia di particolari su un sacerdote soggetto alla sua giurisdizione, si muove con premura e affetto e non interviene con forza solo quando scoppia uno scandalo”.

“Il fine non è far del male alle persone che menzionerò ma aiutarle a comprendere che la loro doppia vita, per quanto apparentemente comoda, non è utile a loro né a tutte le persone per cui esse dovrebbero rappresentare una guida e un esempio da seguire. Il comportamento dei prelati che segnalo – aggiunge il gigolò – è, in molti casi, frutto dell’impunità a cui gli stessi vertici della Chiesa li hanno abituati: quella ingiusta tolleranza che alimenta l’idea di poter continuare a separare ciò che si esercita da ciò che si esprime, come è tipico di chi ha una doppia morale schizofrenica. Con troppa sicurezza questi sacerdoti sono abituati a contare su quella discrezione di cui da troppo tempo beneficiano, e che ingiustamente consente loro di spogliarsi occasionalmente della tonaca a uso e consumo dei propri vizi. Qui non si tratta di fare moralismi ma di portare alla luce realtà non consentanee agli obblighi assunti di chi il moralismo lo fa quotidianamente dai pergami alle aule di catechismo. L’insulto morale che ricevo da questi preti è un capovolgimento di ruoli tra il peccatore che denuncia l’immoralità e la guida
morale che la commette che sfiora il paradosso e che dà una sola certezza: le pietre sul colpevole non le può lanciare nessuno ma solo perché la Chiesa fa in modo
di farle sparire tutte“.

 

Un dossier sulla rete di incontri dei preti gay – anche a pagamento – (rivelato in anteprima dal sito Gaynews) è stato consegnato alla Curia di Napoli: su 58 preti coinvolti in tutta Italia, 13 sono in provincia di Salerno. Sono 1200 pagine divise in schede personali, testimonianze, foto e circa un migliaio di screenshoot relativi a chat hard. Tra le diocesi salernitane si concentra il più alto numero di religiosi interessati: 7 operano a Teggiano-Policastro, 2 a Salerno-Campagna- Acerno, 2 a Nocera-Sarno, 2 ad Amalfi-Cava. Nel Cilento risiederebbe la quota più elevata di ecclesiastici citati nella documentazione, riversata su un cd rom e affidata lunedì a padre Luigi Ortaglio, cancelliere diocesano.

«Napoli non c’entra». Lo ha detto il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo metropolita di Napoli, commentando il dossier, depositato in Curia, di denuncia di presunti casi di omosessualità nei quali sarebbero coinvolti sacerdoti, religiosi e seminaristi di alcune Diocesi italiane. Sette apparterrebbero alla diocesi di Teggiano-Policastro. «Ci sarebbero due sacerdoti di cui nei fatti non conosco nomi e cognomi – ha affermato -. Si é voluto utilizzare Napoli come ufficio postale. Ci sono tante diocesi». «È stata scelta Napoli – ha aggiunto – probabilmente perché questo signore abiterebbe a Napoli e quindi per lui era più facile consegnarlo qui. Napoli di fatto non c’entra, nel senso che trattandosi di diverse Diocesi – ha concluso – io come vescovo di Napoli non ho competenza con nessun’altra Diocesi e ognuno si prenda la sua responsabilità».

 

I sacerdoti menzionati nel cd-rom del gigolò napoletano, avrebbero un tratto comune, ossia la capacità di fare rete fra loro, in materia d’incontri hot, così da scambiarsi informazioni o pareri, anche con profili su chat usate da omosessuali. Il dossier, oltre ad indignare l’opinione pubblica, ha scatenato una vera e propria bufera negli ambienti ecclesiastici: oggi in Vaticano, infatti, sono stati convocati per un’audizione sul caso, mons. Antonio De Luca- vescovo della diocesi di Teggiano-Policastro

 

 

ed il suo predecessore, mons. Angelo Spinillo

 attuale vescovo di Aversa.

Mons. Spinillo qualche tempo fa ha dovuto sospendere, dopo un servizio delle Iene, don Michele Barone arrestato per violenze sessuali durante i riti di esorcismo, anche su minorenni.

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2018/02/23/news/casapesenna_arrestao_il_prete_esorcista-189581311/

Il sacerdote, secondo quanto emerso nell’ordinanza di custodia cautelare, avrebbe abusato sessualmente di alcune donne su cui praticava gli esorcismi. Secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, don Michele Barone avrebbe generato “nelle giovani donne la convinzione di essere possedute dal demonio”, sottoponendole “a trattamenti disumani e profondamente lesivi della loro integrità fisicopsichica, nonché della loro dignità”. Inoltre, le vittime sarebbero state costrette a subire numerosi atti sessuali contro la loro volontà: “palpeggiamenti in zone erogene, denudazione e l’aberrante prassi di dormire, nude, insieme al prete e alla sua amante”.

Con le prove contenute nelle 1200 pagine, l’escort intende dimostrare che la condotta sessuale di questi preti è abituale, reiterata e – in molti casi – tollerata dai vertici della Chiesa. Ma soprattutto svela, attraverso le dichiarazioni di alcuni di loro, che esiste una lobby di preti gay che si frequenta, che si presta mutuo soccorso e che organizza orge e festini tra preti e non solo.

Francesco Mangiacapra non è nuovo a rivelazioni simili: si era già guadagnato credibilità segnalando e provando la condotta di un prete, con reati dei quali il prete sarà chiamato a rispondere all’udienza preliminare del prossimo 8 marzo.

L’avvocato-prostituto ha condotto un’inchiesta che neanche il più scaltro dei giornalisti sarebbe stato in grado di sopportare ed ha messo alla luce una delle situazioni più incresciose per la chiesa attuale. Nel dossier non emergerebbero episodi penalmente rilevanti, ma gravi violazioni inerenti il codice di diritto canonico da parte dei numerosi sacerdoti disinvolti nel partecipare e ricercare incontri omosessuali, anche a pagamento. Sconcerto, intanto, tra le comunità religiose di TeggianoPolicastro e quelle delle altre diocesi interessate dallo scandalo hard.

Angelo RISI

 

 

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