Sanremo, 70esima edizione del Festival della Canzone Italiana ” ho capito veramente poco…”

Vince la 70esima edizione del Festival di Sanremo Diodato con il brano Fai rumore.  Secondo posto per Francesco Gabbani con il brano Viceversaterzi i Pinguini Tattici Nucleari con la canzone Ringo Starr.


(foto: Il Fatto quotidiano)

«Ci sto capendo veramente poco. È una sensazione stranissima. Sono sconvolto. Il Festival è fatto anche di attese lunghissime, ti carichi di un’emotività che non sei in grado di gestire» dice Antonio Diodato in conferenza stampa subito dopo la premiazione.

E’ proprio per questa sua riflessione che ho deciso di scrivervi. Che ogni anno il Festival ci scatena è fuor di dubbio. E’ un evento che ci è entrato dentro…quasi fa parte della nostra genetica. Finanche chi da sempre non è attratto dalla manifestazione canora per una qualsiasi ragione si lascia coinvolgere ed esterna gratuitamente il suo pensiero. Alla fine l’intento di ogni evento è proprio questo: coinvolgere. Pertanto, tutto diventa cultura, tutto diventa costume. Rispetto alle precedenti edizioni ho seguito attentamente quella appena conclusasi. Ad un certo punto anch’io ho provato una “sensazione stranissima”…”capendo veramente poco“. L’edizione di questo anno con la direzione di Amadeus è come se avesse stravolto ogni cliscè. Tante le donne presenti sul palco dell’Ariston impegnate ognuna in una performance ma alla fine è come se non ci fosse stata alcuna “madrina”. Troppi monologhi, troppi viaggi introspettivi, tempi lunghissimi e nessuna leggerezza. Il Festival della Canzone Italiana è come se avesse perso definitivamente quella leggerezza per fischiettare il giorno successivo i motivi delle canzoni. Per carità non dico che non bisogna dare messaggi sociali o spunti per far riflettere una società…ma il troppo storpia. E così e stato. Durante le cinque serate è capitato di chiedermi: dove sia finita la misura, il buon senso, il rispetto, il limite, il buon gusto?
Dove è finito tutto questo???

Che Amadeus ( per carità grande professionista) non fosse in grado di gestire da solo la macchina organizzativa del Festival, lo ha confessato lui stesso (segno comunque di grande umiltà) nel momento in cui ha ringraziato Fiorello: “se tutto questo è stato possibile è grazie all’amico di sempre“. E qui come tutti abbiamo visto…Baci e abbracci. Un festival troppo mieloso…una rimpatriata tra amici. In questa edizione abbiamo visto tutti, di tutto e di più. Un Sanremo felliniano con troppe lungaggini, al punto tale che Sky ha ufficializzato la vittoria di Diodato ancor prima della Rai. Va riconosciuta, oltretutto, una grande animazione degna dei più quotati villaggi turistici mondiali che ha distratto gli spettatori e li ha allontanati dai testi. Personalmente, oggi, non ricordo alcun ritornello…cosa, per la mia memoria, alquanto strana.

Angelo RISI

Foto copertina: quotidiano.net

Vietata ripoduzione

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Tableau vivant a “Rocca delle arti”

La manifestazione “La Rocca delle Arti” nata nel duemilanove con l’obiettivo di far rivivere i ricordi e le tradizioni di un tempo attraverso esposizioni di lavori artigianali e gastronomia locale è giunta alla sua decima edizione. Per tre sere il centro cilentano di Roccagloriosa si popola di visitatori incuriositi non solo dalla tipicità locale ma dall’arte e dalla cultura che nel corso degli anni ha espresso significative realtà. Ieri sera, seconda serata, sono stato colpito dalla messa in scena di “Tableau vivant” della compagnia teatrale Malatheatre di Napoli.

 

Nella chiesa del Rosario mi ha rapito la musica e trasportato in un mondo fantastico, dove arte pittorica e arte teatrale si sono sovrapposte gradatamente fino a coincidere in maniera perfetta.

Tableau vivant è un’espressione francese che significa  «quadro vivente» e, in arte, descrive uno o più attori o modelli d’artista opportunamente mascherati a rappresentare una scena come in un quadro vivente. Un’antica tecnica settecentesca caduta in disuso, recuperata grazie all’intuito e alla sensibilità di Ludovica Rambelli.

Per tutta la durata della “visione”, le persone non parlano e non si muovono. L’approccio si sposa così con le forme d’arte del palcoscenico con quelli di pittura o della fotografia. 

 

Le opere rappresentate sono di Caravaggio. 

Guardando le opere di Caravaggio è difficile non pensare alla fotografia.

 

I due elementi della pittura di Caravaggio sono la luce e il buio. Il contrasto tra luce e oscurità non crea dissonanza, piuttosto i due elementi opposti si complementano, mettendo in evidenza un fatto importante: la luce diventa protagonista del messaggio del pittore. Lo sfondo non esiste più. Ci troviamo davanti a un chiaroscuro enigmatico e inquietante che sollecita l’anima. La luce non è meramente fisica, ma ha valenza allegorico-simbolica, la sua funzione è quella di evidenziare il sacro e il profano come non aveva mai fatto nessun altro pittore. La luce di Caravaggio è la luce del realismo.

Michelangelo Merisi visse la pittura con la consapevolezza di un visionario, e con la sua interpretazione della tecnica del chiaroscuro e dei suoi sapienti giochi di luce, anticipò  gli effetti speciali che oggi si creano nelle produzioni fotografiche e cinematografiche. Di vitale importanza nella produzione artistica del Caravaggio fu la musica. Ad esempio, nel Suonatore di liuto vi è uno spartito musicale che è stato identificato come un madrigale dal titolo Voi sapete ch’io v’amo composto dal musicista franco-fiammingo Jacob Arcadelt e presente nel fortunatissimo e diffusissimo libro Primo libro di madrigali, pubblicato a Venezia intorno al 1539. 

Gli attori della compagnia teatrale Malatheatre di Napoli hanno dimostrato una preparazione tecnica e una sensibilità artistica degna di nota. Ad ogni cambio di scene, il numeroso pubblico presente, ha manifestato approvazione con forti scrosci di applausi.

Una realtà quella di “Rocca delle arti” che investendo in arte, cultura e musica, riesce a far vibrare l’anima. Un prezioso contributo per la promozione del nostro territorio.

Lo spettacolo, realizzato dalla compagnia napoletana Malatheatre, ha qualcosa di magico…trasporta in un mondo antico. Una cultura da riscoprire.

Il cesto di frutta nel quadro, simboleggia la Chiesa, e Caravaggio, mettendola in bilico sulla mensola, mentre tende verso lo spettatore, allude alla volontà da parte del clero di volersi offrire all’umanità; allo stesso modo, anche i frutti non sono stati scelti casualmente, ma sono degli elementi simbolici citati nel Cantico dei Cantici.

Le foto delle opere sono state prese dalla pagina della compagnia.

 

Con la stima di sempre…


Angelo RISI

 

 

 

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Una vacanza in PUGLIA…colori e sensazioni

Dopo tanti anni ritorno in Puglia per questo itinerario: Alberobello, Castellana, Fasano e Polignano a Mare. La Puglia è una regione meridionale che forma il “tacco” dello stivale italiano. È famosa per i villaggi collinari dal caratteristico intonaco bianco, per la campagna dal sapore antico e per le centinaia di chilometri di costa mediterranea. Il capoluogo, Bari, è una vivace città portuale e universitaria, mentre Lecce è conosciuta come la “Firenze del Sud” per via della sua architettura barocca. Una regione da vivere tutto l’anno con la perfetta combinazione di natura e cultura, di tradizioni antichissime e attività innovative, dove ogni anno aumentano le presenze turistiche, soprattutto straniere e in bassa stagione. Alberobello e la Valle d’Itria sono invece la patria dei trulli, i tradizionali edifici di pietra dal caratteristico tetto conico.

La nascita dei primi trulli risale all’epoca preistorica. Già in questo periodo, infatti, erano presenti nella Valle d’Itria degli insediamenti e iniziarono a diffondersi i tholos, tipiche costruzioni a volta usate per seppellire i defunti. Tuttavia i trulli più antichi che troviamo oggi ad Alberobello risalgono al XIV secolo: fu in quel periodo che ciò che appariva, ormai, come una terra disabitata venne assegnata al primo Conte di Conversano da Roberto d’Angiò, principe di Taranto e poi re di Napoli dal 1309 al 1343. L’appezzamento di terra costituiva il premio del nobile rampollo angioino per i servigi resi durante le Crociate. La zona venne quindi popolata di nuovo, spostando interi insediamenti dai feudi vicini come quello di Noci. 

Secondo alcune ricerche, tuttavia, già verso l’anno Mille sorsero degli insediamenti rurali da entrambe le parti del fiume che adesso scorre sotterraneo. Le abitazioni a poco a poco si accorparono fino a formare dei veri e propri villaggi, in seguito soprannominati Aja Piccola e Monti. La costruzione a secco, senza malta, dei trulli, venne imposta ai nuovi coloni di modo che le loro abitazioni potessero essere smantellate in fretta: un metodo efficace per evitare le tasse sui nuovi insediamenti imposte dal Regno di Napoli e di certo anche buon deterrente per i proprietari riottosi. La maggior parte degli storici tuttavia concorda che questa tecnica edilizia fosse dovuta, innanzitutto, alle condizioni geografiche del luogo, che abbondava della pietra calcarea utilizzata nelle costruzioni.

Nella zona settentrionale di Alberobello, alle spalle della Chiesa dei Santi Medici Cosma e Damiano, il Trullo Sovrano è l’unico esempio di trullo a due pianiFu edificato nella prima metà del ‘700 per volere della famiglia del sacerdote Cataldo Perta, che lo utilizzò come propria dimora, mentre i trulli circostanti erano abitati dai suoi dipendenti. Il grande trullo fu definito “Sovrano” dallo storico Notarnicola, per evidenziarne la maestosità rispetto agli altri trulli.  Intervista…

 

 

Costruito nel XVIII secolo, il Trullo Sovrano è stato utilizzato come spezieria, cenobio e oratorio campestre. Nel 1785, infatti, ospitò le reliquie dei Santi Cosma e Damiano, portate dallo stesso Don Cataldo da Roma e, dal 1823 al 1837, vi tenne il proprio oratorio la Confraternita del Santissimo Sacramento.  Il trullo, che all’interno sfoggia arredi e oggetti autentici, nel 1923 è stato dichiarato Monumento Nazionale mentre dal 1996 è nella lista dei siti Unesco

E’ soprattutto nel tardo pomeriggio al calar del sole, che i trulli, le pietre, i luoghi tutti vengono avvolti da mille colori…una magia da vivere.

La basilica minore dei Santi Medici – Le prime attestazioni devozionali di Alberobello per i santi Cosma e Damiano si registrano nella seconda metà del Seicento. Sembra che il culto per i due santi arànargiri sia stato introdotto nella minuscola comunità dai possesori del feudo, i conti Acquaviva di Conversano, con un minuscolo quadro della Madonna di Loreto e dei due fratelli gemelli. Nell’unica e già esistente chiesetta, inserita nella boscaglia, si riscontrano dipinti su una delle pareti “imago beatae Virginis sub nomine de Loreto, cum sancto Cosma ex latere dextro et sancto Damiano ex sinistro”. La coincidenza iconografica spiega, in tal modo, l’introduzione del culto degli Acquaviva e la volontà degli abitanti di appropriarsene.

La chiesa matrice di Alberobello è dedicata ai santi Medici Cosma e Damiano , patroni dell’abitato. Il loro culto fu introdotto nel 1636 dal conte Giangirolamo II , che ne era devoto a motivo di una grazia ricevuta da sua moglie Elisabetta da Rocca Padula durante la gravidanza con la quale diede alla luce il primogenito, Cosimo. Prima dell’istituzione della parrocchia, la chiesa dipese dalla parrocchia di Noci. Il vescovo di Conversano  Gregorio Falconieri la riconobbe come santuario nel 1938, e nel 2000 papa Giovanni PaoloII  la elevò a basilica minore. 

Light Festival – Terza edizione 2019 è una kermesse che mette al centro l’arte visiva in tutte le sue forme con particolare riferimento all’uso della luce e dei colori e alla loro interazione con luoghi e monumenti patrimonio dell’Umanità. Dalla Basilica dei SS. Medici Cosma e Damiano in Alberobello. #RegionePuglia

In occasione dei 500 anni dalla morte del genio di Leonardo Da Vinci l’evento Summer Lights 2019 vuole essere un omaggio a lui e a quanto di straordinario ha fatto. La bellezza del luogo e il ricordo del grande artista si fondono per donare allo spettatore una magia inaspettata.

Le Grotte di Castellana sono considerate il complesso speleologico più importante d’Italia e d’Europa, si trovano a circa 40 chilometri da Bari, in Puglia e sono il risultato dell’azione erosiva di un antico fiume sotterraneo, che ha plasmato la roccia calcarea. Ci si perde tra gallerie naturali che si snodano in due percorsi. La cavità fu scoperta  dallo speleologo Franco Anelli che si affacciò per la prima volta nella Grave, il 23 gennaio 1938.

Quaggiù tutto è diverso. Quasi di colpo la luce si dissolve …si entra nelle viscere della terra. Dove tutto cambia…cattedrali millenarie. Il percorso non si può fotografare si può solo vivere.  Tra stalattiti e stalagmiti ci sono anche la Caverna dell’Altare, la Caverna della Cupola e il Passaggio del Presepio, dove giace una stalagmite dalle fattezze mariane, denominata Madonnina delle Grotte.  E’ possibile scegliere tra due itinerari da visitare: quello parziale o quello completo, passando dal luccicante Laghetto di Cristalli, si giunge nella Grotta Bianca, cavità luminosa e splendente.

 

Lo zoosafari di Fasano, circa 200 specie animali diverse, provenienti dai 5 continenti. Il più grande parco faunistico d’Italia con i suoi 140 ettari di estensione. Un perfetto connubio di natura. 

 Nato in Africa, Riù è arrivato in Italia via Nairobi (Kenya) quand’era ancora possibile strappare animali dal territorio di nascita e portarli in Europa negli zoo e nei circhi. Lo catturarono che era piccolissimo (età apparente: un anno) e finirono per venderlo al circo Medrano che acquistò assieme a lui anche Pedro, un altro giovane gorilla. Era il 2 dicembre del 1975 e quei due esserini costavano 850 mila lire. Sulla bolla doganale numero 750272 c’è scritto «young lowland gorillas». Da allora in poi Riù e Pedro hanno vissuto sempre assieme fino a quando, il 13 dicembre del 2008, Pedrò morì dopo una breve malattia. Ecco. Se già fino a quel momento la vita era stata dura, figurarsi da allora in poi… Riù è rimasto solo. Lui e nessun altro come lui, se non quelli che si vedono nei documentari.

L’ultimo aggiornamento della Lista rossa IUCN (International Union for the Conservation of Nature) non contiene notizie confortanti per le grandi scimmie. Il gorilla orientale (Gorilla beringei), il più grande primate vivente, è stato dichiarato gravemente minacciato (prima era, solo, in pericolo), a causa della caccia illegale. Su sei grandi scimmie ora 4 condividono lo stato di gravemente minacciate (insieme al gorilla orientale ci sono il gorilla occidentale, l’orango del Borneo e l’orango di Sumatra) le altre, scimpanzé e bonobo, rimangono in pericolo.

 

Ed eccoci a Polignano a Mare…sulla strada verso il centro storico mi colpisce questa chiesa…l’ingresso quasi a raffigurare un tempio greco.

Scopro che è intitolata ai Santi Medici Martiri Cosma e Damiano. E’ stata edificata alla fine del XIX secolo dai Rodolovich, sulle spoglie di una precedente chiesetta risalente al XVII secolo. Un culto diffuso in Puglia quello dei potenti taumaturghi Cosma e Damiano e che iniziò subito dopo la loro la morte. Durante le persecuzioni dei cristiani promosse dall’imperatore illiro-romano Diocleziano (284-305) furono fatti arrestare dal prefetto di Cilicia, Lisia. Avrebbero quindi subito un feroce martirio, così atroce che su alcuni martirologi è scritto che essi furono martiri cinque volte.

 

L’ Arco Marchesale, conosciuto anche come Porta Grande, deve la sua creazione alle ristrutturazioni della cinta muraria effettuate intorno all’anno 1530 diventando quindi sino al 1780 unica via di accesso al borgo e crocevia di rilevanza notevole nella struttura urbanistica di Polignano. La rete difensiva creata a protezione del paese, aveva proprio nei pressi della Porta, il suo fulcro principale, mirabile esempio di come un centro medievale progettava il proprio complesso di fortificazioni. Un ponte levatoio collocato fuori dalla Porta, i cui fori che azionavano le catene sono ancora visibili sulla Porta stessa, permetteva di accedere al borgo superando un fossato in parte naturale quale era la lama. Erano presenti poi due posti di guardia, due porte di cui sono ancora visibili oggi i gradini e i cardini, e una grata in ferro di cui rimane traccia attraverso le guide in cui scorreva, che separava le due porte citate. Nelle volte a botte erano presenti tre caditoie, oggi murate, attraverso le quali veniva versato olio bollente o venivano scagliate pietre sugli assalitori. Sulla volta a botte dell’ arco Marchesale è visibile una tela rappresentante la crocifissione di Cristo risalente alla fine del cinquecento ma di cui non si conosce l’autore. L’arco Marchesale è sormontato da una chiesetta, costruita verso la metà del ‘500 e dedicata alla Madonna. In seguito all’ammodernamento settecentesco la chiesa prese il nome della Confraternita di S. Giuseppe. Oggi l’arco Marchesale divide il borgo nuovo da quello antico, offrendo al visitatore una porta aperta al cuore del centro medievale di Polignano con tutte le bellezze ancora custodite come in una fortezza mai violata.

Una Polignano a Mare tutta da scoprire…tra vicoli, colori, odori…arte, poesia.

Domenico Modugno è considerato il padre dei cantautori italiani e come autore interprete è tra i più grandi d’Europa. Nacque il 9 gennaio 1928 a Polignano a Mare (Bari), un paesino dalle case bianche a picco sul mare. Dal padre Cosimo comandante del Corpo delle Guardie Municipali a San Pietro Vernotico (BR), imparò fin da piccolo a suonare la chitarra e la fisarmonica ed ereditò una grande passione per la musica, componendo la sua prima canzone a 15 anni. Insoddisfatto della vita di paese, a 19 anni scappò di casa e andò a Torino, la città più a nord d’Italia. Oggi è ritornato nella sua Polignano…in bella vista…in una posa plastica a ricordare il suo cavallo di battaglia: “Volare”. Il 31 maggio 2009 è stata inaugurata, sul lungomare a lui dedicato, la statua di bronzo alta 3 metri circa, ideata e realizzata dallo scultore argentino contemporaneo, Hermann Mejer nato a Mendoza (Argentina). L’artista ha ideato la statua rivolta verso il mare con le braccia aperte, sicuramente influenzato dalla famosa canzone “Volare”. E’ interessante che la popolazione orgogliosa e affezionata al proprio “compaesano” ha voluto che l’abbraccio del grande Mimmo fosse rivolto per sempre al suo paese d’origine. 

 

Il signor Andrea di Polignano a Mare aveva deciso di sposarsi a sedici anni. Intanto leggendo un libro realizzò che il matrimonio sarebbe stato la tomba dell’amore. Per una serie di vicissitudini non ha mai contratto matrimonio. Oggi all’età di ottantotto anni continua a regalare sorrisi sostenendo che l’amore è far bene… è gioia. Ricorda che mentre Domenico Modugno muoveva i primi passi nel mondo della canzone italiana, lui ed altri amici si divertivano a ballare. Intervista..

A questo punto un momento di relax sotto il caldo sole di Polignano a Mare mirando verso nuovi orizzonti.

Andare in #Puglia e non gustare le #orecchiette… è come andare a New York e non vedere la statua della libertà. Le orecchiette al pomodoro e cacioricotta sono un primo piatto tipico della cucina pugliese, buono come sanno essere i piatti semplici e genuini della tradizione italiana. 

Di questa terra di Puglia…
Conserverò i colori del mare e
Il bianco delle case.
I colori della pietra di Trani che
variano dal bianco, 
al bianco sporco,
all’avorio ,
al rossastro e
per finire al grigiastro pallido.
Conserverò il profumo dei fiori che
ovunque sono messi in bella vista.
Ricorderò i muri a secco che
delimitano ogni fondo e
l’ordine e
la cura.
Ricorderò i fichidindia e
il sapore della tipicità.
Ricorderò la pulizia dei luoghi.
Ricorderò il sole,
le tranquille passeggiate,
l’avventura nelle viscere della terra e
finanche la fiducia di una zebra.
Di Voi, gente di Puglia…
Ricorderò la gentilezza e
l’accoglienza.
Ricorderò i sorrisi di Voi tutti.
Grazie #Puglia 

Con la stima di sempre.

Angelo Risi

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